Tra lo specchio e l’anima (racconto)

TRA LO SPECCHIO E L’ANIMA

©unododici2013

Samuel, scosso da una strana sensazione al risveglio quella mattina, provava a ripensare a quanto accaduto la sera precedente, passata l’ebbrezza del sentore candido delle lenzuola, senza però ricevere risposta dalla memoria, stranamente intasata da vortici non identificabili in nessuno spiraglio di luce che il cervello possa creare.
Con gli occhi ancora addormentati, chiusi anche nella difficoltà della sua vista, cercava gli occhiali posati in maniera meticolosa sul comodino, abitudine personale di cui andava fiero, inconsapevolmente deriso dalla sua abituale cerchia di amici. Accanto agli occhiali un bicchiere d’acqua, preparato nella necessità di un risveglio improvviso dovuto al suo carattere, facilmente impressionabile, bastava poco per accendere il terrore. Succedeva spesso quando faceva uno dei suoi sogni che definiva premonitori.
Dopo questi attimi di sensazioni che sembravano infiniti, indossati gli occhiali si rese conto di non essere il solo ad occupare il letto, nella parte opposta a lui, semicoperta, la figura di una donna, molto giovane. Sdraiata supina, la ragazza aveva capelli corti e biondi, sul lato del collo un tatuaggio non molto grande, raffigurante un teschio. Dava l’impressione di dormire, ma ci volle poco per capire la drammatica situazione che si stava presentando, quando Samuel sollevando il lenzuolo che copriva quel corpo per constatare se fosse nuda, non pote’ fare a meno di sbarrare gli occhi dinanzi a quanto si trovo’ davanti, una grossa macchia di sangue a disegnare la spaventosa realta’. Si trattava di una chiara ferita mortale procurata da un arma da taglio, all’altezza del cuore, un pugnale ma anche un semplice coltello di quelli abitualmente usati in cucina. La ragazza nuda in quel letto insieme a lui poteva far pensare che ci poteva essere stato un rapporto sessuale, ma nulla riconduceva quel corpo senza vita alla sua esistenza fino al giorno prima.
Passati i primi momenti di panico, ora Samuel cercava di ricomporre i pezzi mancanti di quel puzzle onirico. La prima domanda che richiedeva una risposta era come fosse finito in quella stanza, sicuramente di un motel, e se la donna morta in quel letto era arrivata insieme a lui. Non gli era mai successo di bere fino ad ubriacarsi, ed era sicuro di non aver esagerato neanche in quella occasione, e pur non ricordando completamente i fatti accaduti, era certo di essersi trovato la sera prima in un locale con degli amici. Ma niente piu’ la mente gli restituiva nel tentativo di emergere dalla nebbia che aveva invaso il suo cervello.
La prima cosa da fare per Samuel era capire dove si trovava e come poter uscire da quella situazione. Dando un’occhiata alla stanza per realizzare meglio le azioni da compiere, l’unica cosa che poteva essere utile in quel momento era il telefono sul tavolinetto posto all’ingresso.
Alzata la cornetta cercando comunicazione tramite i tasti numerici, constato’ l’ assenza di linea.
Ancora un giro di ispezione per la stanza, per rendersi conto che i suoi vestiti erano spariti, di conseguenza anche il telefonino che teneva sempre nella tasca interna della giacca.
Tornato a osservare la scena del presunto delitto, si rese conto di uno specchio che occupava la parete opposta al letto, di quelli lunghi per specchiarsi a figura intera. Si diresse da quella parte per verificare lo stato della sua faccia, dinanzi a lui un immagine riflessa di un uomo completamente trasportato in una realtà che non gli apparteneva, privo di qualsiasi forma di reazione che poteva districarlo da una colpevolezza forse troppo evidente ma neanche necessariamente certa. Non poteva credere di essere stato lui a compiere quel delitto.
In quegli attimi interminabili Samuel davanti a quello specchio vedeva passare una serie di ritratti di se stesso, che la fantasia forse emotivamente provata, proiettava in quello spazio che poteva essere visto come una porta magica nella sua introspezione.
Terminata questa sciarada di immagini, come fosse un trailer della sua vita, ecco apparire il candido volto del bambino balbuziente e timido che trovava difficoltà a socializzare con gli altri, gli tornava alla mente la fase della crescita, il passaggio a una condizione più agevole nell’intraprendere i rapporti con gli altri bambini.
Guardandosi negli occhi poteva rivedere le giornate passate al circolo degli scacchi, dove il padre lo aveva iscritto, sia per permettergli di proseguire la sua stessa passione che per farlo aprire al coinvolgimento con altre persone. Lui era il più piccolo tra i frequentatori del club, ma visto la passione universale che il gioco insegnava, questo non era un particolare troppo evidente.
Samuel adesso ripercorreva quel cammino, lui e davanti a se, il suo avversario, divisi da una scacchiera che rappresentava le due condizioni principali della sua vita, anche se ancora non poteva saperlo. Le caselle bianche a indicare la purezza del bambino, un segno di innocenza, mentre le caselle nere rappresentevano il lato oscuro del suo essere interiore, qualcosa che aveva sentito anche poco prima svegliandosi in quella camera di un motel in un letto con accanto una vittima.
Forse una vittima di quel lato della sua esistenza, del suo passaggio tra le caselle nere della partita a scacchi in corso, contro l’avversario più temibile, se stesso.
Quando si ha talento, qualche volta anche grazie all’aiuto ereditario, visto che il padre di Samuel era un ottimo giocatore di scacchi, si diventa fenomeni ben presto, soprattutto in età adolescienziale.
Una partita in particolare quello specchio adesso stava riflettendo, il giocatore sfidante opposto al promettente campione, lui stesso. L’immagine non mostrava il volto dello sfidante, solo le mani che si muovevano inizialmente rapide come le sue, ma procedendo lo scontro cominciavano a rallentare in vista di un maggior concentramento dovuto alla tensione in cui la partita si stava addentrando.
Pochi pezzi erano rimasti sulla scacchiera a difendere il re dei bianchi, il suo avversario, una torre, un alfiere e un pedone, la regina era stata sacrificata in una precedente azione di scacco al re da parte dei neri, proprio ad opera della regina avversaria..
Poche mosse ancora e il re nero fù spacciato dai pezzi in movimento di Samuel. La sconfitta subita fece apparire il volto nella figura che alzandosi stava per lasciare libera la sedia allo sfidante successivo. Quella volta non era andata così, quella partita a scacchi non c’era mai stata, eppure lo specchio mostrava la figura di sua sorella. Era la sorella che non aveva mai avuto, anche se per un certo periodo nei discorsi dei genitori ascoltati di nascosto, ricorreva quella fatidica parola: sorella. Per lui questi discorsi apparivano come una minaccia, come qualcosa che avrebbe cambiato la sua vita, ma non sentiva affatto una nota positiva in quell’arrivo, pur non capendo il motivo di quella sensazione. Con il passare del tempo questo pericolo si smorzo’ e solo adesso era riemerso per la prima volta nel lato buio della sua mente, riflesso in quello specchio.

dipinto di Mino Ceretti "Uomo allo specchio"
dipinto di Mino Ceretti
“Uomo allo specchio”

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