Zitto e Balla

Articolo di Carolina, da leggere con attenzione. Vale la pena.

Rollingstoneworld

La serie televisiva Black Mirror, ideata e prodotta da Charlie Brooker in Inghilterra, ha potuto annunciare una terza stagione, rilasciata nell’ottobre 2016, grazie a Netflix, che ne comprò i diritti nel 2015 salvandola da un fallimento. Questa terza stagione mantiene le caratteristiche principali della serie, che attraverso vari episodi a sé stanti collega le diverse storie che racconta con il tema del declino della società causato dalla tecnologia, portando alla luce tutti gli aspetti inquietanti, cupi e orrendi di una massa omologata e completamente in balia dei mezzi tecnologici di cui usufruisce. Gli episodi sono collegati da un finale tragico, da un progressivo sgretolamento di ogni certezza e beneficio che la tecnologia forniva, attraverso un climax decrescente che finisce in una sorta di catarsi, quasi a riprendere la struttura delle tragedie greche.

Se la maggior parte degli episodi sono ambientati in un futuro prossimo che si rivela distopico, l’episodio della…

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Ci vorrebbe il mare

Foto @kulturtava

Guardo la finestra vedo i tuoi occhi affacciati nel mare del mondo, nel circo del tempo.
Lo seguo il tuo tempo che passa, si sposta sempre più avanti, cresce nella similitudine di una barca alla ricerca di nuovi porti in cui approdare.
E i nomi? Hanno forse un valore nell’economia di una storia d’amore che nasce dal cuore e sfocia nelle lacrime di una gioia ma anche di un dolore, spingendo lo specchio a mentire all’anima e il verso a ingigantire il poeta senza scrupolo di conoscere la verità ed erigere un monumento a quel ricordo ingannato da qualcuno, fotografato dagli artisti, spesso saltimbanchi in giro per il mondo a diffondere il credo della sincerità, senza provare vergogna nel ripetere ogni volta : Io Ancora Esisto.

Non

Non viviamo nella stessa stanza, non ci troviamo sulla stessa strada, non guardiamo lo stesso cielo, non siamo scaldati dallo stesso sole e bagnati dalla stessa pioggia, non navighiamo lo stesso mare, non condividiamo le stesse idee, non uccidiamo con lo stesso pregiudizio, ma ci innamoriamo della stessa donna, dello stesso uomo, dello stesso vestito, della stessa macchina, della stessa casa. Ci odiamo, amiamo, gridiamo, godiamo, e anche quando ci spogliamo non siamo mai nudi per davvero, respiriamo ma non siamo mai vivi per davvero. Esistiamo.

Scacco matto 

Non sono certo io il giocatore
che credevi di affrontare
in bilico tra i sogni ed un mestiere
e un mutuo da affrontare.
Eppure il gioco vale la candela
come una figlia una storia vera
in gran segreto ognuno brucia la sua vita
come carta da zucchero in cucina.
Dimmi subito che vuoi
sbagli se pensi di aver vinto già
dobbiamo andare in fondo ormai
la partita è persa solo quando il re
finisce sotto scacco matto e noi
siamo ancora alla prima mossa del pedone.
Non sono certo io il perdente
in questo gioco che vale poco più di niente
il posto mio non me lo gioco certamente
contro la tua vita che non vale niente.

Al piano di sopra

Succede di tutto in quell’appartamento, quel luogo considerato altra vita che campeggia nella mia testa. C’è sempre la luce accesa al piano di sopra, il giorno è infinito e la notte si presenta solo su richiesta, annunciata su note di musica, un pianoforte dolce che distingue i tasti bianchi dai neri, come quando la felicità di un bambino viene neutralizzata dalla stupidità di chi è diventato uomo per sbaglio.
Il campanello decide da solo quando deve essere suonato e chi può entrare, trattenendo il respiro dall’emozione di incontrare un mondo nuovo, una fantasia modesta ma curata per bene, struccando il viso di chi la fuori ha sofferto le pene. Si stanno tutti vicino al piano di sopra, non si nascondono tra le bugie della vita e le occasioni dell’eterna partita contro il giocatore di turno, abile conquistatore di un grazie impreciso, per un indirizzo sbagliato.
Il magazzino della mente trattiene le emozioni più belle, riposte nell’angolo più vicino alla luce del sole, sicuramente si che si sta bene, non come qua sotto che basta un sorriso e si viene giudicate puttane, una stratta di mano e il vestito strappato concede l’ultima illusione di quello che è stato un mondo fatato. Che strano, non incontro mai nessuno scendere le scale dal piano di sopra, ora che ci penso non sono mai entrato suonando il campanello , ho sempre avuto quel mondo a portata di mano.
Genio, chi ha disegnato quello splendido locale al piano di sopra, ci stanno dentro tutti e nessuno ha mai cercato un posto migliore, forse è proprio vero che la vita si divide tra le scale, chi le scende e chi le sale.

Di quante pagine è formata la storia della tua vita? (Fin qui) 

Di quante pagine è formato il libro che stai leggendo, o quante fermate deve fare la metro prima che tu giunga a destinazione?
Non importa, quella storia è già stata scritta, vissuta, ha dissacrato cuori, convolando a nozze con i sogni che il finestrino trasmette, nonostante le giornate uggiose e le canzoni famose.
Molte volte non finiscono mai quelle pagine, come quei respiri originati da sguardi nascosti dietro i presupposti di pensieri uguali, più facilmente chiamati “Amori”, mentre tu sei li che continui a portarti dentro quel viaggio sospinto dal vento della storia scritta per essere diffusa, capita, consumata.
Libri con il cappello (che bella copertina), libri per cominciare bene la giornata (che magnifica mattina), libri che non finiranno mai di esistere, come i giorni di uno scrittore re della propria solitudine.

Storie

Sono storie diverse, divise per fascie di crudeltà, chi vive in silenzio chi ostenta onestà.
Sono storie senza spine, come rose senza identità, ferme nella stagione dell’amore, oltre le spalle di chi stupra con una falsa identità.
Sono storie tanto per dire, strade senza fine, percorsi ad ostacoli lontano dai miracoli, fuori dalle chiese dentro i cimiteri.

+ Luce, una rivista di poesia incendiaria

Una bellissima iniziativa culturale

Scritture Barbariche - Il blog di Barbara Baraldi

«Io a partì non so capace,
se il tuo cuore è un ultraleggero,
il mio è un cuore radice,
di quelli che nessun vede
ma che un giorno rompono l’asfalto…»

Questo stralcio di poesia è di Giulia Anania e fa parte di un progetto davvero particolare: +Luce|Poesia, la prima rivista di poesia incendiaria a cura di Marzia Grillo. Si tratta di poesie, rinchiuse in scatole di fiammiferi per illuminare la giornata, per tagliare il silenzio, per comunicare.

Il packaging è splendido e minimale, una busta di cartoncino leggero racchiude le cinque scatoline di fiammiferi. Sono illustrate da Elisa Talentino e mettendole vicine compongono un unico disegno sensuale. All’interno di ogni scatola c’è una poesia. A firmarle, Klaus Miser, Fernanda Woodman, Silvia Bre, Giulia Anania e Mariasole Ariot; artiste di rottura, potenti e misteriose. Proprio come la luna… proprio come la poesia.

Per informazioni, cliccate QUI per visualizzare la pagina facebook…

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• “Vento d’estate, io vado al mare…” venite con me? •

Sono piccoli cuori, ma grandi emozioni. ❤️

Giulia Pratelli

Un anno fa, più o meno, stavamo scegliendo i brani da inserire nell’album.
Dopo un po’ di dubbi e di sconforto iniziale sono riuscita a superare le mie paure e la penna e la voce hanno fatto il resto.
Oltre alle mie canzoni, però, io e Zibba volevamo che nel disco ci fosse una cover, anche per legare in qualche modo la mia nuova fase a #MusicaINCamera, la mia rubrica di cover che è stata tanto importante per il mio viaggio musicale.
Come si sceglie una cover da mettere in un album? Non è semplice, sicuramente: deve essere qualcosa che senti “tuo”, che pensi di poter vestire come le cose che hai scritto, qualcosa che possa davvero avere un senso una volta messo lì, in mezzo a tutte le altre cose. Abbiamo provato a trovare una canzone che potesse essere legata e me per un motivo: un omaggio a un…

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Dove si nascondono gli eroi

Dove si nascondono gli eroi, nelle nostre paure o nei sogni migliori. Forse nei passi avanti verso il cielo, o nei fiori coltivati nonostante il gelo.
Dove vivono, gli eroi. Tra le nostre quattro mura, al caldo in una casa sicura, nei vicoli ciechi della droga o fuori della finestra aspettando che spiove.
Dove ci aspettano gli eroi, alla fine dei nostri giorni malati, dentro le preghiere per i figli sbandati o nelle grida di aiuto di chi ha camminato tanto, invano.
©️ToniM2017