Non uccidere

Non uccidere è un telefilm, italiano, di qualità. Si allontana dallo stereotipo della fiction italiana, poliziesca e simile, addirittura si pone all’opposto di quel tipo di idea. Percorso iniziato lo scorso anno, proseguito con Rocco Schiavone e ora evidenziato con questa seconda serie in termini di qualità. Miriam Leone è bravissima, è la poliziotta bella ma succube di tormenti laceranti che occupano lo spazio altrimenti dedicato a un fascino femminile inopportuno. Comprimari all’altezza e guest star che non passano per caso. Dagli episodi di stasera fanno la loro bella figura, di recitazione e partecipazione intima, Antonia Liskova e Aisha Cerami.
Sempre più difficile il percorso che attende Valeria Ferro, la situazione sta sfuggendo di mano chi si occupa delle indagini, perché la corruzione è sicuramente una bestia dura da combattere, qui e nella vita.

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Caccia all’assassino (analisi diabolik inedito giugno)

Diabolik inedito di giugno presenta una copertina molto bella, dove Eva Kant perfezionata nel tratto dal copertinista Matteo Buffagni, fa la sua bella figura in primo piano. A catalizzare l’attenzione è un piccolo aereo con relativa scia che taglia in due la copertina condivisa con un uomo imprigionato. Che sia lui l’assassino a cui si da la caccia, da cui il titolo?
“Caccia all’assassino” vede il ritorno alla scrittura di un soggetto di Patricia Martinelli, in condivisione con Mario Gomboli. E ritroviamo quegli inizi delle storie gialle delle vecchie storie dell’autrice su giornali a fumetti come l’intrepido. C’è molto pathos e un groviglio di personaggi che rendono l’ambiente confuso, tanto procurare più di un sospetto sul possibile omicida.

Un delitto classico, per un furto dal bottino elevato. Nella sceneggiatura di Diego Cajelli assistiamo all’entrata in scena di Diabolik, interessato a conquistare quel bottino di cui si sono perse le tracce. Ma anche Ginko suo malgrado viene chiamato ad interessarsi del caso, anche se non di sua competenza, naturalmente fino a quando la sua strada si incrocia con quella del re del terrore. Il colpevole si scopre già a metà lettura, e da quel momento in poi cominciano le difficoltà per Diabolik e Eva, ma sarà lei stessa a risolvere il momento più delicato.

Nell’insieme la storia è godibile, indagini a tutto spiano e colpi di scena a creare suspence, del resto l’impronta di Cajelli è questa. I disegni del trio Cerveglieri, Montorio, Merati sono buoni e rendono molto bene nelle tavole con la pioggia, a mio giudizio.

La bestia (analisi)

La bestia è il titolo dell’albo n°33 edito da Sergio Bonelli Editore per la collana romanzi a fumetti , reperibile in edicola da metà maggio. Si tratta di una bella storia poliziesca che tratta il tema classico del serial killer, montata in un arco temporale che parte dal 1969 e termina negli anni 80. Nel mezzo una serie di personaggi che si confrontano e si cercano, in un susseguirsi di cambio rotta che determina la brillantezza della storia.
Storia scritta da Bruno Enna e disegnata da Luigi Siniscalchi, che rende in pieno il tributo a quegli anni 80 in cui siamo cresciuti con le scene dei telefilm americani. In particolare affascina il personaggio di Mary Jane, MJ, protagonista femminile. Non da meno il personaggio di Brad, nonostante la sua violenza infondata, lui stesso è vittima di un’investigazione cattiva. Nel complesso romanzo molto bello per chi ama il genere, 288 pagine da divorare.
Sacramento, 1969. L’agente di polizia Bradley East arresta un sospettato durante un controllo di routine, scoprendo ben presto che non si tratta di un semplice ladro d’auto. Da questo momento in poi la sua vita cambia radicalmente, nel bene e nel male. Circa undici anni dopo, la giovane e intraprendente analista dell’FBI Mary Jane Patridge incappa in una serie di delitti inquietanti che conducono proprio a Sacramento e sembrano coinvolgere l’ormai ex agente East. Ha così inizio un gioco perverso e mortale, in cui nessuno è ciò che dice di essere e che conduce inevitabilmente la Bella dentro la buia tana della Bestia.

Aurora nel buio

Analisi personale libro di Barbara Baraldi, non una recensione ma la descrizione di quello che ho provato a romanzo terminato.
Il ritorno al thriller di Barbara Baraldi avviene con una storia che ha avuto una lunga gestazione, ma l’attesa è stata premiata.
Inizio commentando la copertina, strutturata graficamente secondo lo stile thriller più diffuso, con in evidenza una melagrana, frutto che Aurora evidenzia in un determinato punto dei suoi ricordi.
La storia è una classica avventura poliziesca con indagini alla ricerca di un serial killer, con limiti di sfondo che rasentano l’orrore, nel modo di operare il delitto da parte dell’assassino. Indagini che vedono protagonista Aurora che cerca di ristabilire con se stessa e il suo passato un punto d’incontro, un ritorno alla normalità cancellata da invasioni mentali che la rendono un personaggio facilmente alterato nelle situazioni a cui deve andare incontro. I personaggi che si trovano ad interagire con Aurora sono molti, nel bene e nel male, e vanno scoperti solamente con la lettura del romanzo, parlarne qui non renderebbe l’idea. Un punto che mi piace sottolineare invece, è lo spazio in cui Barbara riesce a inserire il tormento interiore che si prova ad aver vissuto sulla propria pelle, e nella paura di quello che sta per succedere, nella descrizione dei giorni del terremoto. Ricordo che il romanzo è ambientato in Emilia Romagna. E un punto a favore da parte mia anche per il personaggio di Silvia, l’unico che mi appare positivo sin dalla presentazione, e delicato nella descrizione interiore delle sue preferenze sessuali.
Nel complesso un bel romanzo, da leggere tutto d’un fiato perché quando ti ritrovi nel gorgo delle azioni descritte non puoi fare a meno di desiderare di scoprire l’evento che ne sussegue. I personaggi sono tanti, difficile non schierarsi per l’uno o per l’altro, e anche nel desiderio di immaginare prima del finale di capire chi sia l’assassino si resta interdetti da nuove rivelazioni.

Editore: Giunti
Collana: M
Copertina: Cartonato con sovraccoperta
Dimensione: 15×21.5cm
Lingua: Italiano
Pagine: 528
Data di pubblicazione: 2017
Prima edizione: maggio 2017

Per chi volesse avere informazioni più complete, vi rimando alla presentazione del libro nel sito ufficiale di Barbara: Aurora nel buio

Tesori international 6


Macchia nera contro tutti, questo è il titolo del volume Tesori international, dedicato ai personaggi Disney con storie scritte per il mercato americano. In questo caso Macchia Nera è realizzato graficamente da Paul Murry, con storie scritte da Bob Ogle e Vic Lockman e pubblicate a metà degli anni ’60 sul comic book The Phantom Blot.
Si tratta di sei storie che vedono il criminale mascherato alle prese con fughe dalla prigione per rapinare Paperon De Paperoni. Particolarità di queste storie, i paperi vivono nella stessa città con Topolino e Pippo, ed agiscono tutti insieme, in particolare fanno coppia Paperino e Topolino, per cercare di difendere dagli attacchi di Macchia Nera il deposito di Zio Paperone. In una storia appare anche Maga Magò, come innamorata del ladro vestito di nero.
In buona sostanza storie appetibili e spassose, ma personalmente preferisco le storie degli autori italiani dove Macchia Nera appare ed agisce come un vero criminale, a Topolinia, qualche volta con la complicità di Gambadilegno. Pane per i denti dell’investigatore Topolino, ad aiutare il commissario Basettoni.

Nel centro della bufera (Julia 221)


Albo di febbraio decisamente invernale per Julia Kendall, spedita nel mezzo di una tormenta di neve insieme al tenente Webb, come scorta di un pregiudicato. 


Nei disegni molto belli di Roberto Zaghi e la sceneggiatura di Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza si vivono dei momenti di vero pathos, dove al limite della sopravvivenza i soli tre rimasti, Julia, Webb e Sommer, il prigioniero, devono affrontare oltre i pericoli della natura anche l’incontro con personaggi ostili. E qui si rivela il colpo di scena, forse imprevisto forse naturale, ma dall’unione da tre differenti forze, Webb ferito e febbricitante, Julia comunque costretta a subire la debolezza di essere donna, nonostante un tentativo di rivalsa da un’aggressione a cui deve cedere, è Il cattivo a portare in salvo la pelle ai tre superstiti, mostrando abilità ma prima ancora correttezza nei confronti del suo ruolo.


Albo molto bello, devo dire che negli ultimi mesi le storie di Julia hanno in gran parte ripreso un corso innovativo e si stanno stabilizzando su una sceneggiatura più accorta nelle avventure da proporre. Nei particolari de Nel centro della bufera va sicuramente riportato come ottimo espediente il percorso narrativo inframezzato dalla descrizione degli avvenimenti a Garden City, dove nessuno è al corrente della situazione in cui si trovano i nostri, e protagonista principale in questa parte del racconto diventa Emily, la fedele governante di Julia, bersagliando di richieste la centrale di polizia.


Ritornando ai disegni trovo molto suggestive alcune vignette di Julia, specialmente nei primi piani, quel viso e quegli occhi dispersi nella neve, con la speranza di uscire dalla tormenta che l’ha vista per un momento ricongiungersi alla madre in uno di quei sogni onirici che la contraddistinguono.

Giudizio finale : positivo, consigliato. 

l’assassino, il prete, il portiere

di Jonas Jonasson, autore di Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (Qui la mia recensione).

Terzo romanzo dell’autore svedese, datato 2015. La narrazione si rifà nello stile al primo lavoro, (non ho letto il secondo ma presumo sia lo stesso)e risulta ancora una volta un romanzo tragicomico, dove anche degli omicidi sono considerati con leggerezza. Il titolo richiama ai tre protagonisti del romanzo, quindi troviamo Anders l’assassino che passa da galeotto appena uscito di prigione a uomo di fede, a suo modo, questo dopo aver trovato sulla sua strada Il prete, cosi viene descritta nel titolo Johanna Kjellander, pastore della chiesa protestante per volere del padre, ma lontana da questi abiti, fino a quando non gli farà comodo nell’unione con l’assassino, nel piano ben definito per guadagnare quattrini organizzato con il suo complice amante Per Persson, portiere d’albergo per definizione, di un hotel a una stella, già bordello, dove andrà a risiedere Anders l’assassino uscito di prigione, e da qui avviene l’incontro del trio e una serie di avventure stile commedia. Libro bello e divertente, scorre bene e si lascia leggere con leggerezza.

Una morte scomoda (recensione Diabolik inedito febbraio)

Incipit: la solita scena di Ginko e Altea a cena al ristorante, sembra che i due si vedano solo per mangiare. L’impressione che danno non è quella di una coppia di fatto, ma ormai sappiamo benissimo che sono tornati insieme. Magari ci stava bene una scena in camera da letto, una volta tanto.
Ginko prende a cuore la proposta di Altea di aiutare un suo lontano cugino organizzatore di mostre di gioielli, accettando di organizzare la sorveglianza della mostra in programma a Clerville. L’ispettore si presenta al primo incontro con Ernesto Cleaver con un travestimento degno di don Diego de la Vega #tantonessunomiriconoscecomezorro. 


Ma Diabolik sa sempre tutto, gli mette i bastoni tra le ruote, anzi molto di più, prende il suo posto.
Una morte scomoda è scritto da Tito Faraci e disegnato da Enzo Facciolo, qui decisamente più classico rispetto all’ultimo suo lavoro che non mi era piaciuto. Al centro della trama la mostra di cui sopra, e l’unico modo per arrivarci per Diabolik è trovarsi dentro, come il cavallo di troia, di conseguenza sceglie di prendere subito il posto dell’ispettore per arrivare in fretta al bottino da conquistare. salvo l’inconveniente che costringe Diabolik suo malgrado ad agire come ispettore ad un caso di omicidio, quella morte scomoda del titolo che fa saltare tutti i piani stabiliti.
La storia nell’insieme è convincente, mostra tra le righe una “complicità” unica di idee tra il Re del Terrore e l’ispettore, con intervento furbo di Eva Kant, che una volta tanto bara, come riportato da Altea nella tavola finale dell’albo in una battuta da incorniciare.
La copertina è molto bella, con questa fusione dei due volti dei protagonisti e in primo piano una pistola fumante. Ancora un ottimo lavoro di Matteo Buffagni, insieme alla splendida retrocopertina di una Lina da far strabuzzare gli occhi ai maschietti. Ma a proposito di Lina c’è da dire che la sua presenza è relativa a cinque vignette e risulta un personaggio fuori dalla scena, quindi in questo caso penso che la retro andava assegnata per mancanza di personaggi a uno dei titolari, magari proprio ad Altea visto che Diabolik e Ginko sono in copertina.

Il porto proibito (recensione)

Teresa Radice ai testi e Stefano Turconi ai disegni hanno confezionato questa storia, leggendaria a mio parere, in circa un anno e mezzo, come si legge dalle note finali. Il porto proibito è una graphic novel composta da circa trecento pagine, da cui non vorresti mai staccarti.
Il protagonista è Abel , un ragazzo quindicenne, considerato bambino (siamo nel 1811 come ambientazione) apparso dal nulla naufrago su una spiaggia, e senza memoria tranne il nome. Subito imbarcato su una nave si scopre già dopo poco il suo talento nell’apprendere le cose di cui non dovrebbe avere conoscenza, una su tutte saper suonare il violino. William Roberts, primo ufficiale della fregata in cui viene imbarcato lo prende con se, portandolo in quel paese dove scoprirà lentamente ricordi di un passato che gli è appartenuto, Plymouth.
Qui facciamo conoscenza degli altri personaggi fondamentali della storia, le tre sorelle Stevenson per prime, proprietarie della locanda ereditata dal padre, quel capitano dato per traditore e assassino per cui le figlie cercano un riscatto della memoria. Si legheranno fraternamente con Abel, soprattutto la più piccola delle tre, da cui il ragazzo apprenderà qualcosa di più dell’esistenza del loro genitore. Altro personaggio importante è Rebecca, gestisce una casa di tolleranza, ma si rivelerà una figura fondamentale nell’incontro con Abel, arrivando a rivelare i suoi segreti.
Non voglio andare oltre con la presentazione iniziale perché il tutto merita di essere scoperto pagina dopo pagina, soprattutto gustando le tavole magiche di Turconi. Da notare che una parte dei testi, un racconto a fumetti in cui Teresa Radice coinvolge in pieno il lettore, è accompagnato da stralci di poesie, tradotte liberamente e di cui troviamo la fonte nelle pagine finali della bellissima versione “Artist edition”, insieme ai crediti musicali, come fosse un film e agli appunti di navigazione che mostrano tramite disegni uso e luoghi delle navi, dai diversi ruoli dell’equipaggio alle attrezzature di bordo. Non manca una mappa dettagliata della cittadina di Plymouth.
Il porto proibito ha vinto il Gran Guinigi come miglior graphic novel a Lucca Comics 2015
e il premio Micheluzzi come miglior fumetto a Napoli Comicon 2016.
Scrittura e disegni si impongono per naturalezza e stile, romanzo che consiglio anche a chi non si è mai avvicinato alla lettura a fumetti.
Nota finale personale, un ringraziamento al blog Pistacchi di carta con quale ho trovato spunto tramite un post dedicato a questa opera, di comprarlo.

L’infiltrato (Julia 220 – gennaio 2017)

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Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza propongono questo mese Julia alle prese con l’organizzazione del compleanno dell’amata nonna Lilian, mentre si trova coinvolta in un’indagine della procura apparentemente complicata, ma si risolve tecnicamente in tempi molto brevi, visto che in partenza non c’era una base precisa per sviluppare una strada da prendere. Tutti i personaggi coinvolti hanno alla fine un ruolo diverso da quello che l’apparenza mostra, non da meno Julia costretta ad infiltrarsi nel mondo della vittima, a sua volta infiltrato, sotto le sembianze di una provetta manicure, controllata a sua volta da Webb e Irving sotto forma di imbianchini. Non vado oltre perché i personaggi non sono finiti, anche se facilmente immaginabile sin dall’inizio chi possa essere il misterioso terzo uomo che toglie dai guai Julia. La storia è bella, scorre nella felice alternanza con le vicissitudini di Emily, alle prese con un duello casalingo ingaggiato con l’organizzatore dell’evento festa di compleanno della nonna.

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Il finale riguardo l’indagine è coinvolgente, stile telefilm polizieschi anni 80. Buoni i disegni di Francesco Bonanno, che crea anche uno stile nuovo adorabile per la Julia sotto copertura. da leggere.

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