Adesso sei

Chi è l’altra te, quella che vive dall’altra parte dello specchio, in un altro mondo mai uguale a questo.
Quella che sfida la fortuna inventando decisioni per migliorare l’aspetto, del futuro non dell’armadio, lo scaffale dei maglioni.
Adesso sei, una storia vera con una macchia sul soffitto, sono spariti i mostri sotto al letto e l’amore è una vacanza senza fine racchiusa in un sorriso prima di dormire.
(Almeno questo te lo devo, il desiderio di essere qualcosa e non solo qualcuno, il merito di essere tu sola a costruirti senza l’aiuto di nessuno.)
Adesso sei, un viaggio che ha nascosto la partenza ma è fiero del panorama ancora in testa, anche dopo aver passato un’altra galleria e bevuto una birra in allegria, ad alta voce con un microfono finto tra le mani e una gioia vera che presto nascerà, domani.
©ToniM2018

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Finiti

Son finite le frasi, le poesie
fulmini e saette
la seconda misura di tette
le faccine sorridenti
le facce da bronzo
le faccela vedé, faccela tocca’
Le facce da stronzo ,
le parole in bocca ai coglioni
i manifesti e i dialetti
le occasioni perse e i gatti sui tetti.
I mazzi di fiori
tanto mori
le canne dei ragazzi fuori
i vestiti delle ragazze facili
i ritratti in posa
i nudi artistici
le preghiere in chiesa.
I colori nelle carte
i full contro i bluff
i baci tirati a sorte
i falsi amori che “ti ammazzo di botte”.

Compagnia

Mi fai compagnia nell’elenco dei giorni cancellati sul calendario, come fossero mosche questi ricordi che non si visualizzano spesso come accade con le immagini sui social. Mi fai compagnia ma non ti sento, non ti vedo e mi sorprendo a pensarti in un altro tempo, mentre aspetto che passi ancora un treno sui binari delle decisioni sbagliate, e farlo deragliare allo stesso modo di un pallone che rompe un vetro e la monotonia di una giornata che si spegne come il tramonto che fotografi ogni sera.

Sempre io sono

Ho sbagliato numero, magari no ho solo sbagliato tempo. Non mi ha aspettato nemmeno l’alba mi ha tradito con un’altra luna, ha viaggiato su un’altra barca. Ho aperto la porta sceso un gradino qualcosa mi ha fermato, l’insicurezza e il tuo folle sorriso armato chiuso nel pensiero come una bolla che scoppia ma non svela il segreto. Accetto la sfida con me stesso così se vinco o perdo sempre io sono, quello innamorato e quello non ricambiato. Manichino, ballerino, chiuso in una vetrina o su uno schermo cosa importa se tu non vedi oltre quello che vuoi vedere, chiusa in una gabbia d’ipocrisia. Concedimi almeno il pensiero di una giornata da vivere con te, come te, per te. Un pensiero di te.
©ToniM2018

Spazio

Avete spazio per i miei gusti di gelato tra quelle bocche mozzafiato, per quelle storie dell’orrore che raccontate di notte somigliano al mare, quando c’è burrasca e le barche non possono navigare.
Avete spazio per la mia voglia di lamponi tra quei cappelli che se li indossi ti scomponi, per quel vento che l’estate non ti aspetti così forte ma guarda come volano bene gli aquiloni, fra le rondini e i ragazzi fuori.
Avete spazio, controllate bene, per tutti i rifiuti che ho ricevuto come fosse un davanzale questo mio avvenire, dove gli uccellini fanno il nido e noi aspettiamo che domani resteremo ancora bambini, nonostante la realtà che ci perseguita e il buio che ci illumina.

Dal finestrino

Dal finestrino passa il tempo ti saluta con una mano, con una foglia mossa da quell’unico alito di vento che la giornata estiva offre, come fosse un caffè preso in compagnia di una puttana senza nome e senza mutandine per consumare in piedi. Su quello sgabello sotto il bancone del bar la signora del quinto piano non ci farà più sedere il nipotino, che lui vuole mangiare il gelato come i grandi, che bel bambino, peccato crescerà.
Dal finestrino passa il giorno e sembra non essere mai passato quel momento di sconforto che io so generato da un ricordo, e quante gomme da cancellare sono il vino che ti bevi come quel bambino con il gelato sciolto sulla bocca e tra le mani, come animali ci fermiamo a odorare il frutto del nostro antico dolore, che poi lo sai lo sgabello lo pulisce il ragazzo del bar, immaginando di toccare il culo della puttana strofinandolo con il detersivo.

Le canzoni che non parlano d’amore

Le canzoni che non parlano d’amore sono le migliori, perché non ti immedesimi fino in fondo e riesci a non soffrire, non pensare a quel che è stato o quello che probabilmente sarà.
Le canzoni che non parlano d’amore ti fanno pensare oltre, ma devi essere capace di intuire e imparare a ragionare con la tua testa sommando quel che senti a quel che vedi.
Dice : sono solo canzoni, ma che c’entra pure gli articoli di giornali sono solo parole, i libri lo stesso e anche tutte le lettere che ci siamo scritti nel bene e nel male, sono solo parole. Ma fanno male se cominci a ricordare.

Dettato

Quando sento la parola amore pronunciata in ogni frase, indirizzata a ogni singolo individuo che l’accetta e tace, credo che quel sentimento non sia così importante, come il dettato alla scuola elementare imparava a scrivere ma non a comprendere.

Quando ero piccolo

Quando ero piccolo guardavo le nuvole così in alto, immaginavo un giorno di imparare a volare e salire sulla bici insieme agli amici.
Quando ero piccolo pensavo di non crescere mai, restare per sempre un bambino accompagnato per mano, ora a scuola e poi più lontano.
Quando ero piccolo sognavo, gli stessi sogni che ancora mi porto dietro, con quelli io sono cresciuto e qualche volta ho pianto deluso, ma nessuno potrà mai immaginare, è fantastico saper volare.

Il bambino nudo

Un bambino nudo è il primo passo dell’esistenza umana, apre il sipario su un palcoscenico oggi più che mai in bilico, la terra brucia di guerre e terrore, il mare non permette di navigare verso un orizzonte di serenità. In mezzo la razza umana, unica proprietà che comprende tutte le razze, spesso in disaccordo tra loro, perché la mente umana si accende ancora lentamente sfregando il cerino. Ecco, le persone cambiano crescendo e il bambino nudo troppo spesso è accompagnato in boutique di abiti prestigiosi e ne esce ricoperto soprattutto nel modo di pensare.