L’amore è una guerra 

il 10 settembre 2014 ho pubblicato questo testo che ritengo una delle cose migliori del blog, scritto insieme a Nicole.
C’è una guerra che distrugge sentimenti
dentro di me tra i miei flebili lamenti
immaginando come sarà difficile domani
cancellare ogni idea di stringersi le dita tra le mani.
C’è la paura di sentirsi soli in fondo al mare
in mezzo alla gente per cercarsi dentro al dolore
respirando come se l’aria stesse per finire
aspettare qualcuno che annulli la voglia di morire.
Ho paura dei legami
dei ricordi e dei temporali
temo ogni singolo pensiero
quanto è stato sbagliato fidarsi
incastrarsi
fra quegli sguardi persi
tra le sue labbra e i sorrisi
cosi indelebili
che mi hanno segnato il rimpianto
di non avergli detto mai per me sei tutto.
E ora infiammano il mio petto
le parole che non ti ho mai detto
fino a perdermi in uno scontro eterno
c’è chi la guerra ce l’ha dentro.

©unododici-Cos•tan(za)’s 2014

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Non voglio dimenticare Diabolik

Un bel ricordo di Sergio Zaniboni

I nostri occhi sul mondo

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Credo che questo agosto 2017 che sta per terminare verrà ricordato in futuro come un periodo decisamente negativo, perché segnato – ahimè – da eventi drammatici che, vuoi o non vuoi, ci rimarranno dentro. Ad alcuni tra questi è stato dato – giustamente – un risalto maggiore rispetto ad altri, soprattutto per la rilevanza internazionale dell’evento (mi riferisco in primis ai fatti di Barcellona naturalmente).

Alcune notizie, quindi, per ovvie ragioni sono rimaste un po’ in sordina e in secondo piano rispetto ad altre, pur essendo state ampiamente diffuse. E ce n’è una in particolare a cui io, nel mio piccolo, vorrei dare risalto.

Il 18 agosto scorso è morto a 80 anni un uomo, uno che in gioventù è stato un radiotecnico dell’Enel, e che invece rimarrà nella storia della cultura italiana per il tratto della sua matita (curiosi a volte i voli pindarici che ci riserva la vita!)…

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Sergio Zaniboni 

Chi mi conosce bene sa quanto sia legato al fumetto Diabolik, e da affezionato stasera voglio estendere anche qui sul blog il rammarico per la scomparsa del disegnatore “padre” del Re del Terrore, colui che ne ha creato l’immagine grafica definitiva, per volere delle creatrici, le sorelle Giussani. Sergio Zaniboni ha dedicato molto della sua vita artistica a Diabolik, con qualche capatina in altre case, una su tutte una storia di Tex Willer pubblicata su un Texone (albo di grande formato).
Per ricordarlo e farlo conoscere a chi vive fuori dal mondo dei fumetti, pubblico alcuni disegni.


Il seme nuovo è fiducioso. Si radica nel profondo, nei luoghi che sono più vuoti.

Quando nasce un’idea, si crea una sorte di autodifesa alle proprie abitudini di respingere per non approvare. Un’idea può essere una storia sentimentale, un viaggio per dimenticare o anche un tuffo per non rimanere a galla. Il seme crea il percorso da intraprendere, un nuovo stimolo ogni passo , un tragitto fiducioso della propria qualità. Si radica nel profondo e distribuisce attraverso il cuore un sentimento che cresce fino a formare radici solide, destinate a rendere sofferente l’anima ogni volta che incontra un ostacolo. Un muro cresciuto senza avviso o forse sempre stato li ma scavalcato fino a quando non è cresciuto più in alto, fino a raggiungere sensazioni stabilite da mancanza di affetto, nei luoghi che sono più vuoti.
©Toni M2017
(Il seme nuovo è fiducioso. Si radica nel profondo, nei luoghi che sono più vuoti. (Il giardiniere dell’anima) C. P. Estès)
Laura

A.

Continuo a tornare indietro, ma non riconosco la strada che ho percorso. Non so se per un gioco sbagliato della memoria o una rotella spostata nell’orologio della vita, assisto a uno strano fenomeno, vedo formarsi capannelli di gente e poi sussurri che diventano vociare devastante, come se si potesse localizzare ogni singolo errore commesso e moltiplicarlo per tutte le volte che si usa dire : rifarei gli stessi errori.
Ecco, io almeno un errore lo vorrei cancellare dal tempo vissuto, e non quello di averti conosciuto, ma quello di averti perso per un motivo che sto ancora cercando di capire quale sia. Resterà a vita la mia punizione per averti voluto bene da amica vera ma non essere stato abbastanza forte da farti capire quanto.
Toni

Totò 

La casa dove abitava e dove morì il principe è qui di fronte a me, adesso e tutti i giorni di lavoro. Una magia oggi ripensare a quel tempo, un ritorno che i ricordi permettono. Totò.

Stefania Rotolo

Il lunedi sera c’era il film sul primo canale Rai, ed era sempre una pellicola importante, non un filmetto da quattro soldi. Si aspettava con giusta trepidazione l’inizio , non sapevamo neanche che film fosse, tutto a sorpresa. Memorabili i cicli con John Wayne o James Cagney, mi ricordo anche la commozione dopo la visione del film “Il campione”. Questo ciclo di film era aperto da una breve sigla realizzata da Lucio Dalla, uno splendido assolo di sax per un pezzo chiamato proprio Lunedi film. Su you tube si trova, un capolavoro.
La fascia preserale oggi invasa dai giochi a quiz a metà anni 70 era dedicata a trasmissioni musicali non indifferenti, una su tutte mi paice ricordare, perchè sempre nella memoria, Piccolo slam, programma condotto da una coppia formidabile, Sammy Barbot e l’esplosiva Stefania Rotolo, indimenticabile soubrette purtroppo venuta a mancare molto giovane a causa di una grave malattia (1981).In questi giorni ricorre il suo compleanno , lei era coetanea con Renato Zero, artista che in quel periodo sentivo a radio Montecarlo, quella con Awana Gana, quella storica. Il pezzo era Madame e ci piaceva moltissimo, e vidi per la prima volta Renato Zero in video proprio a Piccolo Slam, annunciato dalla sua amica Stefania. Nel 1981 Renato stava preparando un disco proprio nel periodo della scomparsa di Stefania, per questo entrò di diritto tra i solchi di Artide Antartide quel “Ciao Stefania” struggente (vedi Youtube).
Nel frattempo Stefania Rotolo si era fatta notare in altre trasmissioni televisive di prima serata, con balletti e sigle, due su tutti “Marameo” , brano allegro ballato con dei bambini e “Cocktail d’amore”, brano ancora oggi ogni tanto rivisitato, scritto da Cristiano Malgioglio, di cui esiste una splendida cover di Amanda Lear.
(Questo post segue idealmente la scia del precedente Sandra Mondaini

Chi eri

Non voglio appartenere più (solo) al tuo mondo di ieri. Non voglio più fermarmi allo stop, a ripensare com’eri. Non voglio cancellare il tuo nome dai pensieri, o distrarmi quando sento più freddo con le foto di chi eri.
Chi eri tu per me, e cosa sono stato io, un carro fiorito o un amico tradito, un viaggio infinito verso un perdono smarrito.

Sedici

Raccontami la storia di come sei cresciuta
(bella come un fiore)
e di quando la luna ti ha baciata
(bianca come la neve)
Anni distratti come una telefonata annoiata
occhi in attesa come una sigaretta mai accesa
sogni da spendere come una fiaba incantata
e baci desiderati come baci da bella addormentata.
Se dici si è il tuo mondo che sta crescendo
Sedici è un tempo che sta volando.
@ToniM2016