Non solo l’8 marzo

Gioconda Belli (Nicaragua)

Se sei una donna forte
proteggiti dai vermi che vorrebbero mangiare il tuo cuore.
Essi usano tutti i travestimenti dei carnevali della terra:
si vestono come colpe, come opportunità, come prezzi che bisogna pagare.

Ti frugano l’anima, insinuano il trapano dei loro sguardi o dei loro pianti
nel più profondo magma della tua essenza
non per accendersi con il tuo fuoco
ma per spegnere la passione
l’erudizione delle tue fantasie.

Se sei una donna forte
devi sapere che l’aria che ti nutre,
trasporta anche parassiti, mosconi,
minuti insetti che cercheranno di abitare nel tuo sangue
e nutrirsi di quanto è solido e grande in te.

Non perdere la compassione, ma temi ciò che conduce
a negarti la parola,a nascondere chi sei
ciò che ti obbliga ad smussarti
e ti promette un regno terrestre in cambio
del sorriso compiacente.

Se sei una donna forte preparati per la battaglia:
impara a stare sola,
impara a dormire senza paura nella più assoluta oscurità,
impara che nessuno ti lancia corde quando ruggisce la tempesta,
a nuotare controcorrente.

Allenati nelle attività della riflessione e dell’intelletto.
Leggi, fa l’amore con te stessa, costruisci il tuo castello,
circondalo di fossi profondi,
però fai ampie porte e finestre.

È necessario che coltivi enormi amicizie,
che coloro che ti circondano e ti amano sappiano chi sei
fatti un cerchio di falò e accendi nel centro della tua stanza
una stufa sempre ardente, dove si mantenga il fervore dei tuoi sogni.

Se sei una donna forte proteggiti con parole e alberi
e invoca la memoria di donne antiche.
Devi sapere che sei un campo magnetico
verso il quale viaggeranno urlando i chiodi arrugginiti
e l’ossido mortale di tutti i naufragi.

Proteggi, ma prima proteggi te stessa.
Guarda le distanze
Costruisciti.
Abbi cura di te.
Conserva il tuo potere.
Difendilo.
Fallo per Te:
Te lo chiedo in nome di tutte noi.

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Mi sembrava di volare 

La notte del 24 dicembre 1977 Charlie Chaplin moriva in Svizzera, paese in cui si era ritirato da molto tempo con l’ultima moglie Oona, all’età di 88 anni. Voglio ricordarlo oggi in questo post attraverso un breve passo della sua autobiografia, in corso di lettura in questo periodo per me, vista la mia passione per il grande attore e regista. Di lui si trovano sul blog molti post relativi ai suoi primi film in veste di Charlot e altro tra lettere e citazioni.

Toni

Avevo fatto lo strillone, il tipografo, il fabbricante di giocattoli, il soffiatore di vetro, l’usciere, ecc., ma durante queste disgressioni professionali, come Sydney, non avevo mai perso di vista il mio vero scopo, che era di diventare attore. Così, tra un impiego e l’altro, mi davo una lucidata alle scarpe, una spazzolata al vestito, mettevo un colletto pulito e facevo una capatina all’agenzia teatrale Blackmore in Bedford Street, a due passi dallo Strand. Lo feci finchè lo stato dei miei abiti m’impedì altre visite.
La prima volta che vi entrai, l’anticamera era adorna di attori d’ambo i sessi, dalle vesti inappuntabili, che stavano in piedi qua e là conversando enfaticamente tra loro. Con trepidazione mi fermai in uno degli angoli più lontani, appena dentro la porta, paralizzato dalla timidezza, cercando di nascondere il mio abito logoro e le scarpe dalle tomaie leggermente bitorzolute. Dall’ufficio interno usciva a tratti un giovane impiegato, e come un mietitore falciava l’alterigia degli attori con una frase laconica: “Niente per lei…nè per lei…nè per lei…” e l’anticamera si vuotava come una chiesa dopo la funzione. A un certo punto rimasi solo io. Quando mi vide l’impiegato chiese bruscamente, fermandosi davanti a me: “E tu che vuoi?”.
Per un attimo mi parve di essere Oliver Twist quando ne chiede ancora. “Avete parti di ragazzi?” balbettai.
“Sei stato registrato?”
Scossi il capo.
Con mia sorpresa egli mi introdusse nell’ufficio attiguo, dove mi prese nome, indirizzo e tutti i dati necessari, dicendo che se ci fossestato qualcosa in vista me lo avrebbe fatto sapere. me ne andai con la piacevole sensazione di aver compiuto un dovere. Ero anche piuttosto contento che non se ne fosse fatto nulla.
Ed ora, un mese dopo il ritorno di Sydney, ricevetti una cartolina che diceva: “Vuol essere tanto gentile da passare all’agenzia Blackmore, Bedford Street, Strand?”.
Col mio vestito nuovo fui introdotto alla presenza del signor Blackmore in persona, che era tutto sorrisi e amabilità. Il signor Blackmore, che avevo immaginato severo e onnipotente, fu di un’estrema gentilezza e mi diede un biglietto da consegnare al signor C.E. Hamilton, del quale dovevo chiedere negli uffici di Charles frohman.
Il signor Hamilton lesse il biglietto e rimase divertito e sorpreso al vedere com’ero piccolo. Naturalmente mentii sulla mia età, dicendogli che avevo quattordici anni: ne avevo dodici appena compiti. Egli mi spiegò che avrei dovuto fare la parte di Billie, il paggio di Sherlock Holmes, per una tournèe di quaranta settimane che doveva iniziare in autunno.
“Nel frattempo” disse il signor Hamilton “c’è una parte di ragazzo eccezionalmente buona in una nuova commedia, Jim, the romance of a Cockney, scritta da H.M. saintsbury, il signore che avrà il ruolo di protagonista in Sherlock Holmes durante l’imminente tournèe.” Jim sarebbe stato messo in scena a Kingston per un periodo di prova, prima della tournèe di Holmes. la paga era di due sterline e mezza alla settimana, la stessa che avrei preso per Sherlock Holmes.
benchè la somma mi sembrasse una fortuna piovuta dal cielo, non battei ciglio. “Devo consultare mio fratello sulle condizioni” dissi solennemente.
Il signor Hamilton rise e parve immensamente divertito, poi convocò nel suo ufficio tutti i collaboratori affinchè mi dessero un’occhiata. “ecco il nostro Billie! Che ve ne pare?” disse.
Rimasero tutti soddisfatti e mi bombardarono di sorrisi raggianti. Che diamine era successo? Sembrava che il mondo fosse cambiato all’improviso, che mi avesse stretto in un abbraccio affettuoso e adottato. poi il signor hamilton mi diede un biglietto per il signor Saintsbury, dicendomi di portarlo al Green Room Club di Leicester Square. Quando me ne andai, mi sembrava di volare.

L’amore è una guerra 

il 10 settembre 2014 ho pubblicato questo testo che ritengo una delle cose migliori del blog, scritto insieme a Nicole.
C’è una guerra che distrugge sentimenti
dentro di me tra i miei flebili lamenti
immaginando come sarà difficile domani
cancellare ogni idea di stringersi le dita tra le mani.
C’è la paura di sentirsi soli in fondo al mare
in mezzo alla gente per cercarsi dentro al dolore
respirando come se l’aria stesse per finire
aspettare qualcuno che annulli la voglia di morire.
Ho paura dei legami
dei ricordi e dei temporali
temo ogni singolo pensiero
quanto è stato sbagliato fidarsi
incastrarsi
fra quegli sguardi persi
tra le sue labbra e i sorrisi
cosi indelebili
che mi hanno segnato il rimpianto
di non avergli detto mai per me sei tutto.
E ora infiammano il mio petto
le parole che non ti ho mai detto
fino a perdermi in uno scontro eterno
c’è chi la guerra ce l’ha dentro.

©unododici-Cos•tan(za)’s 2014

Non voglio dimenticare Diabolik

Un bel ricordo di Sergio Zaniboni

I nostri occhi sul mondo

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Credo che questo agosto 2017 che sta per terminare verrà ricordato in futuro come un periodo decisamente negativo, perché segnato – ahimè – da eventi drammatici che, vuoi o non vuoi, ci rimarranno dentro. Ad alcuni tra questi è stato dato – giustamente – un risalto maggiore rispetto ad altri, soprattutto per la rilevanza internazionale dell’evento (mi riferisco in primis ai fatti di Barcellona naturalmente).

Alcune notizie, quindi, per ovvie ragioni sono rimaste un po’ in sordina e in secondo piano rispetto ad altre, pur essendo state ampiamente diffuse. E ce n’è una in particolare a cui io, nel mio piccolo, vorrei dare risalto.

Il 18 agosto scorso è morto a 80 anni un uomo, uno che in gioventù è stato un radiotecnico dell’Enel, e che invece rimarrà nella storia della cultura italiana per il tratto della sua matita (curiosi a volte i voli pindarici che ci riserva la vita!)…

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Sergio Zaniboni 

Chi mi conosce bene sa quanto sia legato al fumetto Diabolik, e da affezionato stasera voglio estendere anche qui sul blog il rammarico per la scomparsa del disegnatore “padre” del Re del Terrore, colui che ne ha creato l’immagine grafica definitiva, per volere delle creatrici, le sorelle Giussani. Sergio Zaniboni ha dedicato molto della sua vita artistica a Diabolik, con qualche capatina in altre case, una su tutte una storia di Tex Willer pubblicata su un Texone (albo di grande formato).
Per ricordarlo e farlo conoscere a chi vive fuori dal mondo dei fumetti, pubblico alcuni disegni.


Il seme nuovo è fiducioso. Si radica nel profondo, nei luoghi che sono più vuoti.

Quando nasce un’idea, si crea una sorte di autodifesa alle proprie abitudini di respingere per non approvare. Un’idea può essere una storia sentimentale, un viaggio per dimenticare o anche un tuffo per non rimanere a galla. Il seme crea il percorso da intraprendere, un nuovo stimolo ogni passo , un tragitto fiducioso della propria qualità. Si radica nel profondo e distribuisce attraverso il cuore un sentimento che cresce fino a formare radici solide, destinate a rendere sofferente l’anima ogni volta che incontra un ostacolo. Un muro cresciuto senza avviso o forse sempre stato li ma scavalcato fino a quando non è cresciuto più in alto, fino a raggiungere sensazioni stabilite da mancanza di affetto, nei luoghi che sono più vuoti.
©Toni M2017
(Il seme nuovo è fiducioso. Si radica nel profondo, nei luoghi che sono più vuoti. (Il giardiniere dell’anima) C. P. Estès)
Laura

A.

Continuo a tornare indietro, ma non riconosco la strada che ho percorso. Non so se per un gioco sbagliato della memoria o una rotella spostata nell’orologio della vita, assisto a uno strano fenomeno, vedo formarsi capannelli di gente e poi sussurri che diventano vociare devastante, come se si potesse localizzare ogni singolo errore commesso e moltiplicarlo per tutte le volte che si usa dire : rifarei gli stessi errori.
Ecco, io almeno un errore lo vorrei cancellare dal tempo vissuto, e non quello di averti conosciuto, ma quello di averti perso per un motivo che sto ancora cercando di capire quale sia. Resterà a vita la mia punizione per averti voluto bene da amica vera ma non essere stato abbastanza forte da farti capire quanto.
Toni

Totò 

La casa dove abitava e dove morì il principe è qui di fronte a me, adesso e tutti i giorni di lavoro. Una magia oggi ripensare a quel tempo, un ritorno che i ricordi permettono. Totò.

Stefania Rotolo

Il lunedi sera c’era il film sul primo canale Rai, ed era sempre una pellicola importante, non un filmetto da quattro soldi. Si aspettava con giusta trepidazione l’inizio , non sapevamo neanche che film fosse, tutto a sorpresa. Memorabili i cicli con John Wayne o James Cagney, mi ricordo anche la commozione dopo la visione del film “Il campione”. Questo ciclo di film era aperto da una breve sigla realizzata da Lucio Dalla, uno splendido assolo di sax per un pezzo chiamato proprio Lunedi film. Su you tube si trova, un capolavoro.
La fascia preserale oggi invasa dai giochi a quiz a metà anni 70 era dedicata a trasmissioni musicali non indifferenti, una su tutte mi paice ricordare, perchè sempre nella memoria, Piccolo slam, programma condotto da una coppia formidabile, Sammy Barbot e l’esplosiva Stefania Rotolo, indimenticabile soubrette purtroppo venuta a mancare molto giovane a causa di una grave malattia (1981).In questi giorni ricorre il suo compleanno , lei era coetanea con Renato Zero, artista che in quel periodo sentivo a radio Montecarlo, quella con Awana Gana, quella storica. Il pezzo era Madame e ci piaceva moltissimo, e vidi per la prima volta Renato Zero in video proprio a Piccolo Slam, annunciato dalla sua amica Stefania. Nel 1981 Renato stava preparando un disco proprio nel periodo della scomparsa di Stefania, per questo entrò di diritto tra i solchi di Artide Antartide quel “Ciao Stefania” struggente (vedi Youtube).
Nel frattempo Stefania Rotolo si era fatta notare in altre trasmissioni televisive di prima serata, con balletti e sigle, due su tutti “Marameo” , brano allegro ballato con dei bambini e “Cocktail d’amore”, brano ancora oggi ogni tanto rivisitato, scritto da Cristiano Malgioglio, di cui esiste una splendida cover di Amanda Lear.
(Questo post segue idealmente la scia del precedente Sandra Mondaini