Connessi

Nel nome del padre, di chi ne fa le veci ma anche del primo ispiratore di tanta capacità, quella di puntare il dito lasciando che il cervello resti imbalsamato. Nella retorica delle parole, sentirsi tutti uguali ma mostrarsi differenti è all’ordine del giorno. I lividi li portiamo tutti ma non sempre ci piace mostrarli, forse perché appartengono al genere intimo, come gli slip. Eppure qualche volta sarebbe tutto più facile, uniformarsi agli eventi come se il mondo fosse stato appena creato, e crescere insieme alle idee altrui, magari senza essere d’accordo ma cercando di comunicare coerentemente. Invece no, si aggirano sui social, sono connessi con il mondo ma non con il proprio cervello, quel sapere che qualcuno avrebbe dovuto alimentare in modo positivo ma la distrazione è all’ordine del giorno. Più escono allo scoperto e più gli si da visualizzazione, facendo il loro sporco gioco, mentre penso che questi truffatori della mente vadano ignorati e sotterrati nella buca che essi stessi stanno scavando, per lasciarci noi umili pensatori, ancora legati alla foto del gattino o all’onesto santino della messa domenicale.

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