Profondo rosso

Ogni volta che si rievoca questo capolavoro di Dario Argento, o lo leggo in programmazione su qualche emittente, ogni volta che se ne parla, avverto una sensazione di magia, un impulso a riguardare il film. E oggi per la prima volta all’ennesimo richiamo ho capito veramente di cosa si tratta. È il ricordo, il ricordo della prima volta che abbiamo visto il film in televisione e la magia di raccontarci le sensazioni, le paure e le intuizioni il giorno dopo. Noi ragazzini eravamo uniti da un film, oppure un giornaletto o i commenti sulla sposina del secondo piano, dalle partitelle fuori dal cortile della scuola, ancora privo delle decine di macchine che lo invadono oggi, che dolore ripassare lì davanti. Eravamo uniti perché veri, uniti dalla nostra voglia di non crescere mai. Ci ritrovavamo sotto casa senza alcun preavviso, non esistevano ovviamente i messaggi, e sapevamo dove stare, quando e chi aspettare. Intanto profondo rosso si insinuava nelle nostre menti, per non lasciarci più.

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