Ferragosto

Ferragosto stesso è un ponte interrotto. È il punto di rottura, sta lì in mezzo al niente e ti lascia in sospeso, in attesa. Hai la strada da percorrere, devi fare mille cose?, ebbene, ci penserai a settembre. Si fanno grandi progetti, a stare su un ponte rotto. Guardi davanti, ti prefiguri il futuro asfaltato, sarà bellissimo, ti dici. Ho in mente quella foto del crollo, ma non la parte delle macerie, quella dove la strada si interrompe. C’è un camion in prima fila, a un metro dal baratro. Come il finale di Thelma e Luoise. Qualche giorno fa lo hanno dato alla tv. Non mi andava di guardarlo, non guardo mai niente alla tv la sera, mi sembra di allentarmi, di perdere tempo. Ho visto solo la scena del mancato stupro. Il tizio che ha bevuto blocca Thelma riversa sul cofano della macchina. È un parcheggio desolato, l’insegna luminosa del pub lampeggia in mezzo al nulla, tutto molto americano. Thelma inizia a piangere, prova a sottrarsi ma il tizio spinge a cosce larghe sulla lamiera. La scena va avanti stressando noi spettatori: il tizio forse si sbottona i jeans, non ricordo. A un certo punto però si ritrova una pistola piantata alla tempia. Lasciala o ti faccio saltare le cervella, dice Louise (o qualcosa del genere). È il momento: arrivano i nostri. Noi spettatori proviamo sollievo. Ancora un po’ di stress perché la cosa si fa seria, ma un inizio di sollievo. E però ti dici, mica sparerà, no, non spara, non va a inguaiarsi così. Invece il tizio dice una cosa, attenzione, non “fa”: “dice”. E quello che dice è una volgarità, una cosa violenta sessista. Noi donne, si sa, siamo suscettibili alle parole. Così Louise perde il controllo e spara. Centra proprio il bersaglio, da brava inesperta. Il tizio si accascia e muore. Ecco il punto di non ritorno. Da lì in poi sarà una corsa verso la fine. Se fosse un grafico la storia sarebbe una scala in discesa gradino dopo gradino. Thelma e Louise macinano chilometri di strada, non tornano indietro, vanno avanti, fino a quando si troveranno di fronte il Grand Canyon. La strada interrotta. Il baratro del ponte che non esiste più. Ho pensato molto a cosa dev’essere la sensazione di sentirsi cadere a picco nel vuoto. La macchina di Thelma e Louise, invece, quando si lancia dal dirupo, fa un bellissimo volo, descrive una curva magnifica: un oggetto volente identificato.
Testo ©Francesca Marzia Esposito

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