(Riporto questo testo estratto da uno stato su facebook di Roberto Recchioni. Condivido totalmente.)

Ieri, a Londra, c’erano tre terroristi che hanno portato a compimento due attacchi (all’inizio si parlava di tre ma il terzo disordine non era collegato). Sono morte sette persone innocenti e i tre terroristi medesimi. L’attacco è stato portato con un furgone e coltelli da cucina. Dato il risultato e le poche risorse impiegate, si potrebbe dire che è stato un grande successo per la matrice ispirante di tutto questo, lsis.

Ma a Torino è andata ancora meglio perché senza nemmeno dover fare nulla e senza il sacrificio di alcuna risorsa, l’Isis ha provocato 1.500 feriti, di cui alcuni gravissimi.
Sì, l’Isis. Non il panico. Non la psicosi. L’Isis.
Perché se l’Isis non avesse piantato dentro di noi il seme della paura e del terrore, il concetto che potremmo essere colpiti in qualsiasi momento e situazione, quello che è successo ieri a Torino non sarebbe potuto accadere.
Un petardo, una ringhiera che cede e qualcuno che grida “Bomba”.
1.500 feriti.

Allo stato attuale, qualsiasi futuro evento potrebbe finire così.
Qualsiasi.
Un concerto, una partita di calcio, un comizio, l’apertura di un centro commerciale.
Basta che qualcuno si faccia prendere dal panico e il resto verrà di conseguenza.
Fossi un terrorista, lascerei persino perdere coltelli, camioncini e bombe ma mi armerei solo di qualche petardo (che lo ricordo: sono praticamente dei giocattoli in vendita ovunque, non più grandi di una sigaretta e molto difficili da trovare quando si viene perquisiti) e della voce.

“Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale.
Per vedere come stanno le bestie feroci
e gridare aiuto, aiuto è scappato il leone,
e vedere di nascosto l’effetto che fa.”

Minimo sforzo, massimo risultato.
Perché la gente è coraggiosa e continua a vivere la sua vita e di questo dobbiamo essere orgogliosi.
Ma la gente è anche spaventata e continua a vivere la sua vita nel terrore.

Quella di Torino è la vittoria conclamata del terrorismo open source dell’Isis e la dimostrazione che noi siamo del tutto impreparati ad affrontarlo.

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