Messaggio sconosciuto (4-finale)

“Solo quando hai un cuore da condividere con qualcuno, puoi dire veramente di sentirti vivo”
Guardami cercare la speranza attraverso una vetrata che spalanca la visione di una parata di neonati, pronti ad iniziare la vita. L’ultimo messaggio ieri sera mi ha spalancato una realtà che non conosco, e sento il bisogno di andare a cercarlo questo domani fuori dal mondo, per cominciare a sentire l’aria di una vita nuova. Questa visita all’ospedale, reparto neonati, l’ho voluta fortemente dopo aver assistito a un incidente la scorsa notte.
Una ragazzina seminuda, visibilmente fumata, incosciente, che attraversa la strada distrattamente, con gli occhi puntati sullo smartphone e i piedi separati dalla strada come se volare fosse una magia permessa a pochi. Ma lei è volata veramente, dopo aver avuto un incontro ravvicinato, troppo, con un automobile troppo veloce per evitarla, troppo veloce per rinunciare a sorpassare chi della lentezza ancora ne fa una scuola di vita.
“Sto cercando il modo per convincermi ad aspettare di conoscerti, per cominciare insieme a te a condividere il debito che avremo per sempre con questa bimba, per averla messa al mondo”.
Tra conati di vomito e visioni apocalittiche ho spento tre sigarette una dietro l’altra, alternando il senso del disagio a un corso per principianti di genitori protettivi, che fra dieci anni Serena dovrà essere una guerriera, una supereroina, non una ragazza alla scoperta del sesso come fosse una battaglia navale, quella stupida ansia di crescere dimenticando in fretta i giochi da bambini.
“Forse ho sbagliato a mandarti questo messaggio, ma il fatto è che mi manchi e per dirtelo ho invalidato il corso della vita”
Una botta come questa non lascia indifferenti, tu non puoi parlare, superare il limite delle parole che ti è consentito condividere con il passato, ma adesso ho capito che ti ho lasciato un sogno da crescere da sola, e sono sprofondato io in un sonno che anche da qui mi spaventa immaginare, come è stato beffardo il destino. Lo vedo anche da qui, quel volo sopra al mare, un lavoro lontano ma solo per un mese, ma nessuno mi ha avvertito che una bomba sull’aereo ha spezzato le ali al gabbiano che hai amato.
“Toni svegliati, facciamo tardi a scuola. Serena ha la recita di fine anno e non vede l’ora di arrivare. Scommetto che ieri sera hai fatto tardi per modificare l’ultima applicazione creata, questo tuo lavoro ti sta consumando”.
“Eccomi Nicole sono pronto, Serena prendo un caffè e poi corriamo tutti insieme a vederti recitare la favola di un mondo che riscopre il valore della vita”.
Aspetta, un messaggio sul telefono, numero sconosciuto. Niente,qualcuno che ha sbagliato numero, cancello e arrivo.

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