Gabriella Ferri

Noi si era tutti amici per davvero, accomunati da un pallone, una canzone, un sogno di domani. Ci si trovava per strada, senza avvertirci, non c’erano i messaggi, era tutto a pelle. La strada era il nostro social (oggi volgarmente chiamato) il campetto per giocare a pallone i nostri videogiochi, alla televisione guardavamo il cartone animato del pomeriggio , che poteva essere Heidi, Goldrake, Mazinga finché non arrivò Happy days, Fonzie e Richie Cunningham cambiarono per sempre la nostra vita.
Le biciclette sfrecciavano sulle strade il pomeriggio dopo la scuola, eravamo noi il traffico, non le macchine. La passione per i fumetti era contagiosa, ce li scambiavamo come le figurine dei calciatori e d’estate ce li giocavamo a carte. Quei giorni occupano ancora un bel pezzo di questo cuore.
Il sabato sera c’era il varietà in televisione, e stavolta voglio soffermarmi su un’artista che purtroppo ho avuto occasione di rivedere in quelle performance solo in seguito, tramite i programmi delle teche Rai. Sto parlando di Gabriella Ferri, memorabili i suoi sketch con Enrico Montesano, fra gli altri. Le sue canzoni invece hanno segnato un’epoca, gli stornelli e le ballate in romanesco, ancora oggi emozionanti a sentirle. Gabriella Ferri ha segnato anche tanti artisti in quel periodo in fase di crescita di popolarità, tra questi Renato Zero e la Bertè . Sapete che Il carrozzone era una canzone destinata alla cantante romana, ma l’ha scartata e quindi è finita a Renato, che in quel periodo condivideva gli stessi autori di Gabriella Ferri.
Per oggi è tutto, segue nelle prossime settimane questo resoconto personale , con base principale un’artista dominante. Vi invito a leggere i precedenti articoli su Sandra Mondaini e Stefania Rotolo

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2 pensieri riguardo “Gabriella Ferri

  1. Mi mancano i tempi in cui prendevo la bicicletta per comprarmi il ghiacchiolo arcobaleno da 300 Lire, quello che mi faceva la lingua multicolor; quando insieme con la mia amica potevamo andare a piedi da sole agli allenamenti di pallavolo, quando al tramonto con amici del quartiere ci ritrovavano a chiacchierare lanciando sassi nel vuoto o disegnando semicerchi coi piedi sul ghiaino, quando aggiungevo minuti all’orologio per tornare a casa più tardi.

    Grazie che mi hai fatto ricordare, grazie a te e al tuo pretesto. Abbraccio finoba lì!

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