Una morte scomoda (recensione Diabolik inedito febbraio)

Incipit: la solita scena di Ginko e Altea a cena al ristorante, sembra che i due si vedano solo per mangiare. L’impressione che danno non è quella di una coppia di fatto, ma ormai sappiamo benissimo che sono tornati insieme. Magari ci stava bene una scena in camera da letto, una volta tanto.
Ginko prende a cuore la proposta di Altea di aiutare un suo lontano cugino organizzatore di mostre di gioielli, accettando di organizzare la sorveglianza della mostra in programma a Clerville. L’ispettore si presenta al primo incontro con Ernesto Cleaver con un travestimento degno di don Diego de la Vega #tantonessunomiriconoscecomezorro. 


Ma Diabolik sa sempre tutto, gli mette i bastoni tra le ruote, anzi molto di più, prende il suo posto.
Una morte scomoda è scritto da Tito Faraci e disegnato da Enzo Facciolo, qui decisamente più classico rispetto all’ultimo suo lavoro che non mi era piaciuto. Al centro della trama la mostra di cui sopra, e l’unico modo per arrivarci per Diabolik è trovarsi dentro, come il cavallo di troia, di conseguenza sceglie di prendere subito il posto dell’ispettore per arrivare in fretta al bottino da conquistare. salvo l’inconveniente che costringe Diabolik suo malgrado ad agire come ispettore ad un caso di omicidio, quella morte scomoda del titolo che fa saltare tutti i piani stabiliti.
La storia nell’insieme è convincente, mostra tra le righe una “complicità” unica di idee tra il Re del Terrore e l’ispettore, con intervento furbo di Eva Kant, che una volta tanto bara, come riportato da Altea nella tavola finale dell’albo in una battuta da incorniciare.
La copertina è molto bella, con questa fusione dei due volti dei protagonisti e in primo piano una pistola fumante. Ancora un ottimo lavoro di Matteo Buffagni, insieme alla splendida retrocopertina di una Lina da far strabuzzare gli occhi ai maschietti. Ma a proposito di Lina c’è da dire che la sua presenza è relativa a cinque vignette e risulta un personaggio fuori dalla scena, quindi in questo caso penso che la retro andava assegnata per mancanza di personaggi a uno dei titolari, magari proprio ad Altea visto che Diabolik e Ginko sono in copertina.

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3 pensieri riguardo “Una morte scomoda (recensione Diabolik inedito febbraio)

  1. Come avrai intuito, le storie di Diabolik con un’impronta marcatamente “gialla” sono i miei preferiti in assoluto: di conseguenza, questo numero mi ha mandato in brodo di giuggiole.
    Tra l’altro Tito Faraci oltre che dal giallo pesca anche dal police procedural: quell’insistenza sulla necessità di incastrare legalmente l’omicida infatti è tipica di quei telefilm polizieschi che ti fanno vedere non soltanto l’indagine, ma anche come sia difficile provare la colpevolezza “oltre ogni ragionevole dubbio”, quanto bisogna essere scaltri e previdenti per evitare che gli avvocati dell’ imputato lo facciano uscire per un cavillo.
    Ovviamente a rendere ancora più piacevole la storia c’è il fatto che a condurre l’indagine sia un detective suo malgrado, l’ispettore più sui generis che ci sia: e viene da dire per fortuna, perché quest’indagine condotta con i metodi ortodossi di Ginko probabilmente si sarebbe arenata.
    Delizioso anche il fatto che qua il colpo sia un mero pretesto per mettere in moto gli eventi, un classico esempio di MacGuffin, al punto che quando Tito Faraci l’ha fatto riemergere nelle ultime pagine mi è venuto da dire “Già, è vero, me ne ero scordato…”
    Insomma, questa è molto più che una storia di Diabolik: è un magnifico collage di tanti elementi del thriller e del poliziesco, che Faraci ha saputo sfruttare nel miglior modo possibile.

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