Premessa: nell’universo del fumetto il tocco femminile è stato inaugurato con successo da due sorelle di Milano, di cognome Giussani, che noi conosciamo molto bene. Molti anni dopo altre donne si sono avvicinate a questo tipo di scrittura che orbita intorno al thriller. Ne cito due, Patricia Martinelli (ancora Diabolik) e Paola Barbato (nomino solo Dylan Dog e UT, ma anche un Diabolik per lei). E quando la penna femminile comincia a farsi sentire (leggere) in maniera più decisa, ecco spuntare dallo spazio narrativo delle librerie, in punta di piedi, un’altra donna dalle facoltà di scrittura decisamente al passo con le precedenti citazioni. Barbara Baraldi fa il suo esordio nel mondo dei fumetti in una storia breve per Dylan Dog per poi giungere a sceneggiare storie per la serie inedita dell’indagatore dell’incubo, passando anche lei per Diabolik fino ad arrivare a creare questa miniserie per la edizioni Inkiostro che serve anche a riportare interesse per queste pubblicazioni di editori minori che non riescono a raggiungere le edicole.
«Ispirato da una storia vera, Torture garden è la discesa negli inferi di una mente criminale, un incubo a mente lucida. Uno scontro con se stessi e con i propri fantasmi. Perché per seppellire il passato, devi riuscire a ucciderlo. Prima che lui uccida te».
Torture garden è un fumetto, prima cosa essenziale da sottolineare, ci sono scene violente, flashback precisi atti a scandagliare il carattere immaturo di certe anime mai cresciute, quindi bambini orfani che ritroviamo vittime del suturatore. Lui, uomo in maschera che da civile rappresenta l’uomo codardo e da falso supereroe si trasforma in assassino maniacale, sembra voler portare avanti questo gioco proprio nei confronti di una sfida con Annie, vittima mancata o forse solo risparmiata, nel gioco al massacro che coinvolge la sua amante, definita slave in un gioco erotico che imprigiona i sensi delle due.
Questo primo albo (di tre) comprende le prime due storie, dedicate ad Annie appunto, la prima, protagonista assoluta insieme a William, su cui è costruita la seconda parte, in cui scopriamo il difficile rapporto fra i due sin dai tempi dell’orfanotrofio.
Copertina di Nicola Mari, sublime nel suo stile che già conosciamo a partire da Dylan Dog, disegni raffinati e spesso entusiasmanti di Rossano Piccioni, Sofia Terzo( la scena del bondage degna di Manara a mio giudizio, e forse un omaggio c’è), Simone Delladio.
Consiglio la lettura di questo albo, il primo numero uscito a fine luglio in concomitanza con la presemtazione a Rimini comics,recuperabile facilmente in fumetteria ma anche online nello shop della Edizioni Inkiostro.
La serie consterà in tutto di tre albi. Ogni albo conterrà 2 episodi di 30 tavole ciascuno (per un totale di 64 pagine), al costo di 5 euro e 90. I disegni sono opera di Rossano Piccioni, Simone Delladio e Sofia Terzo.

Tavola di Sofia Terzo

Into the black rappresenta l’ultimo capitolo, diviso in due storie, di questa miniserie firmata Andrea Gallo Lassere composta nel totale da 5 episodi, per la Edizioni Inkiostro. Black Death racconta il male nella sua finzione disperata, quella che crede di non esistere. Quindi se Maelle appare da subito un personaggio positivo , pur apparendo già fuori dagli schemi e in piena rivolta adolescenziale, si vedrà coinvolta nella ricerca di verità estreme, dalla morte della madre allo strano sodalizio venutosi a creare con Jack Franky, personaggio ambiguo ma non troppo che si calerà nei panni del possibile padre di Maelle. Nonostante la metamorfosi venutasi a creare con il pierrot nel primo episodio, anche lui parte in causa del black death. Storia ricca di effetti speciali, sparatorie e lotte acrobatiche , morti ammazzati e resuscitati. Il sesso rappresentato nelle prospettive di un adolescente, in cerca di avventure e facili guadagni. Forse non tutto potrebbe apparire chiaro nello svolgimento della storia, ma il trucco sta proprio qui. Si aspetta il seguito.
Nei due episodi finali vediamo i due protagonisti a un passo dall’incontro scontro risolutore con la nemica di cui sono alla ricerca, Zeena Lavey, e nella battaglia finale ne vediamo davvero delle belle. Tavole coinvolgenti, negli scontri armati e nelle scene più spinte, con preferenza personale a Fabiana Treré, ai disegni nel primo numero, Out of the Blue, e copertina del secondo episodio, Overdose,e a Simona Simone, che illustra magistralmente l’ultimo episodio.

Tavola di Simona Simone
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