Scrivono cosi, tanto per apparire, per non sentirsi consumati nell’indifferenza.
Perché è sempre il tempo a farla da padrone, passa, lentamente o in fretta dipende dalla frequenza con cui ci si allaccia all’antenna della veggenza.
Vengono chiamati anche stati.
Io so tutto.
Io ci sono stato.
Io ho amato.
L’ho persa per un soffio, vento maledetto quel Matteo che me l’ha portata via.
Eppure lei era mia, l’ho rapita con uno sguardo, una fotografia.
Ritoccata con photoshop ma poco importa, ormai siamo tutti maschere vaganti.
Come siamo fatti non lo riconosce più neanche lo specchio,
troppo preso a mettersi in posa pure lui per un autoscatto,
guarda dove ti cade l’occhio, sul viso rosso stinto o la tazza del cesso sullo sfondo
che importa, siamo prede di notifiche e gare di più bella tu.
©ToniM2016

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