Uccidere per vedere l’effetto che fa.
Questo il punto di riferimento dell’orribile delitto avvenuto pochi giorni fa a Roma. Neanche in Dylan Dog forse si assiste a scene del genere, come è stata descritta la scena del delitto. Adesso al di là delle indagini che ne susseguono, e credo proprio si tratti di un’altra di quelle telenovele in cui attingeranno le diverse trasmissioni del genere e non solo, va evidenziato il ruolo primario che è finito tutto nelle persone dei due assassini,come fa notare la criminologa Simona Ruffini in un suo intervento radiofonico, in cui determina la posizione classica dei genitori ogni volta succedono fatti del genere, mio figlio è un bravo ragazzo.
Io penso che oggi nessuno è più un bravo ragazzo dal momento che si vive del giudizio altrui e mai della propria coscienza, quindi cadendo nella schiavitù della droga si ottiene un primo lasciapassare verso un’esistenza diversa che va protetta prima di tutto dalle persone più vicine, quindi la famiglia. Se un drogato rimane libero di andare in giro, e viene fermato anche solo per un crimine minore, come guida in stato di ubriachezza, significa che dimostra di non poter riprendere possesso da solo del proprio percorso.
Le deposizioni raccolte sul caso di questo ultimo delitto romano lascia apereto il dibattito, e finchè questo resta aperto la stampa ne deduce un seguito morboso che porta spettatori al proprio mulino.
Apro una parentesi su un caso avvenuto con studio aperto, dove è stata intervistata Flavia Vento perchè amica di uno dei due ragazzi che hanno commesso l’omicidio (fonte twitter, non guardo ne studio aperto ne alcuno di questi programmi del settore).
Comunque al di la di tutto spero che ognuno di noi sappia prendere coscienza di ogni singolo avvenimento presente intorno e dentro la propria vita.
Allego l’interessante intervento della criminologa Simona Ruffini ai microfoni di radio Cusano.

Annunci