Testo di Pietro Pierbo
L’amore è una trappola per topi, è la playlist dell’Estate, è la compilation di Natale,
è un uccidersi lentamente, molto lentamente,
ma con il sorriso e un altruismo senza senso e infatti il più delle volte inutile;

l’amore è il 16 a black-jack,
è il lancio da 3/4 campo all’ottantanovesimo minuto,
è l’Ave Maria mentre aspetti i risultati del lotto,
è il bicchiere di troppo e una chitarra che non sai accordare,
è la ricetta del litio scaduta, è il tremare e fare finta di niente.
Sono le dita incrociate mentre già sai che non sei il raccomandato,
è lei che sale in tiro su un taxi e
tu che rimani come un’idiota tela in mano e colori fluo nello zaino.

lo so, non dico niente di nuovo, proprio niente di nuovo.
Ma pensaci, c’è sempre un motivo se
le prigioni sono piene, gli psichiatri hanno le agende tutte scarabocchiate,
i cimiteri sono pieni, gli ospedali sono pieni, le palle sono piene,
impennano le vendite di porte blindate, aumentano le scorte di sensi di colpa,
gli stadi sono vuoti, gli avvocati assumono sempre nuove segretarie
e queste se la tirano come non mai e con smorfie sempre più insopportabili.

Mi sono svegliato, ho preparato la colazione, in mutande fa freddo.
Ho fatto una lavatrice, in mutande e maglietta fa freddo lo stesso.
Ho cominciato a bere vino, ho fatto un’altra lavatrice,
ho visto che non c’era il sole ma che non pioveva.
Ho steso i panni e ho visto il grigio appiccicarsi alla finestra.
Mi sono fatto un altro bicchiere, ho dato da mangiare alla gatta.
Erano le dieci e venti di mattina e non sapevo più che fare.
Erano solo le dieci e venti di mattina e non sapevo più che dirmi.
Non sapevo davvero dove sarei potuto andare.
Non sapevo davvero dove avrei potuto trascinarmi,
se non forse al parco giochi a bere un paio di birre calde
e a incidere su una panchina un’altra promessa che non avrei mantenuto.
Ma poi ho pensato ai vecchi sdentati e ai bambini ipercinetici.
Ma poi ho pensato ai cani zoppi e alle ragazze troppo belle.
Così c’ho rinunciato senza troppi rimpianti.

Mi sono ricordato ch’era il suo compleanno, mi sono ricordato quanto male ci siamo fatti, inconsapevoli nella perfetta consapevolezza.
Mi sono ricordato quanto la amavo,
mi sono ricordato quanti bei ricordi sono stati rovinati da quelli brutti.
E notti più disperate di un barbone che spara alle stelle.
Lacrime, ferite, porte sfondate, valigie riempite, giuramenti lasciati alle spalle come si lancia il sale, come volti il sorriso all’arcobaleno.
E il vino e la vodka e cene dimenticate sul tavolo.
E tutte le soluzioni a portata di mani, di braccia, di bocca.
E il maledetto orgoglio, le inutili prese di posizione
e il dannato desidero di una ragione assoluta
e nient’altro che la stupidità di una coppia,
e nient’altro che il delirio dell’amore, e nient’altro che il delirio dell’amore.
Poco più che due bambini che giocano a fare i duri.
Poco più che due duri che si divertono a fare i bambini.

L’amore sono perle da lanciare ai porci,
il tuo darti con tutti,
il tuo cazzo di darti con tutti.
L’amore è la schedina vincente che ti sei scordato di giocare.
L’amore è la ruota panoramica senza più viti e
pure il porto di mare ch’è diventata la tua camera da letto.

Gennaio, sono uscito in maglietta e con jeans ormai troppo larghi.
Le ho comprato la torta e 34 candeline.
Ho il terrore che se non le spegnerà farà una brutta fine.
Ho il terrore che io sarò l’artefice della sua brutta fine
e nonostante tutto vorrei tante cose tranne che faccia una brutta fine.
Avrò tempo di pensare a me.

L’amore è rinunciare al posticipo di Serie B,
l’amore sono i bermuda e gli occhiali da sole tra gli addobbi di Natale.
E’ il film con troppi sospiri.
E’ la risata e la comprensione che non avresti mai avuto tre mesi prima.
L’amore è qualcosa di così assurdo che mi fa sentire a mio agio,
l’amore è qualcosa di così spontaneo che mi fa sentire a disagio.

L’amore sono due giorni che non mangio per un’ inutile protesta che neppure ricordo. Ma credo abbia un’origine abbastanza ragionevole.
L’amore è tutto ciò che mi fa bene, tutto ciò che mi devasta.
Tutto ciò che resta, tutto ciò che mi sarà tolto.
Tutto ciò che mi farà ritrovare solo e affranto a studiare gli inutili dribbling delle formiche vicino ad un tombino.

L’amore è l’on, l’amore è l’off.
L’amore dovrebbe essere sempre e solo in stand-by.
L’amore è tutto ciò che provavo per lei, per te, per lei.
Che non riesco a provare,
se non tra i miei desideri andati, la mia disforia ed il mio cuore.
Questo.

©Pietro Pierbo
©Pietro Pierbo

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