Quindici Luglio Duemilaquindici

gelsominorampicante

Tenevo stretta la mano di Clara, aveva una presa che non mi avrebbe mai mollato. Eravamo in silenzio, da sole nei sedili posteriori di una macchina scura, sull’A24. La radio spenta. Nessuna voce ad interrompere i pensieri, come se parlare fosse irrispettoso nei confronti di tutto. Guardavo fuori. Tutto scorreva quasi a duecento all’ora, anche i miei desideri, anche le mie paure. Gli Appennini al tramonto d’estate sono così affascinanti, riuscii a pensare. Ogni chilometro in meno era un vuoto in più, dentro la collezione di vuoti che la chiamata di mamma aveva scavato in dieci secondi di conversazione. Poi guardavo Clara. Non una smorfia, un sorriso, una lacrima. Fredda con il mondo, mi proteggeva con il suo calore, lo sentivo pulsare dalle sue vene e arrivare alle mie. Per un attimo rividi quelle mani attorcigliate piccole, piccolissime. Perché io e la Clara ci siamo sempre tenute per mano, sempre…

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