Hai le mani delicate, come il sapone quando fai il bucato, profumate che a sentirle mi viene voglia di stringerle più forte, e non lasciarle più.
(Cosi gli dicevo, la sera quando tornavo a casa e la scoprivo, di spalle in cucina armeggiando con il fuoco, e le padelle e il cibo profumato, che sembrava il paradiso, come la torta in frigorifero.)
E il tuo bacio, dal sapore di ciliegia, come quelle dell’albero della casa di campagna, d’estate in vacanza, non finivano mai, come non passava mai il mal di pancia la notte, cosi forte, da non riuscire a dormire.
(Era in quei momenti che pensavo, domani mi dichiaro, deve sapere quello che provo, ogni volta che le ciliegie dalla sua bocca, passano alla mia, e le lingue rosse come solo l’amore riesce a colorare.)
Ma gli occhi no, quelli troppo spesso sono spenti, come quei bambini che conoscono la guerra, non per averla vista in televisione, ma per aver vissuto la morte da vicino, come quelle bombe che scoppiano dal niente, e si portano via tutta la gente.
(Non sapevo cosa fare o cosa dire, quando la mattina incontravo quegli occhi, come certi sogni che vengono da lontano e si nascondono nel cuore quando incontano la paura, e fa male capire di non avere la soluzione, solo un mare di parole da imparare a navigare, per non affogare nel dolore.)
E gambe lunghe per andare lontano, conoscere il mondo e ritornare piano, immaginando il momento in cui con un abbraccio cancelliamo il passato, e dividiamo il bene dal male come le figurine da bambini, tra i mi manca e i doppioni.
(E continuare a dire Ti amo.)

©Toni 2015

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