Li chiamano prestigiatori
disegnano l’amore come i bambini raccolgono fiori
usano modi di dire per confondere le idee
saccheggiano speranze perdute tra distanze aeree.
Sono storie
fucili puntati come gare al luna park
sentimenti comprati usato d’occasione
solo amando ci si confonde suonando rock.
Sono storie
misere scene per attori senza palco
portatori sani di ironia telecomandata
truccando il viso di solo borotalco.
Li chiamano prestigiatori
vivono di respiri che non contagiano la vista
piccoli uomini fra gesti transitori
ogni applauso una conquista.
©Toni2015

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