Lullaby- Barbara Baraldi (frasi e recensione)

 

Una ragazzina fragile, un aspirante scrittore, un uomo alle prese con un’inquietante crisi personale e una madre soffocante. Tutti insieme, avvinti dall’orrore, si ritroveranno uniti da una catena di omicidi apparentemente inspiegabili e decisamente efferati. Sulla via della salvezza, soltanto una traccia di sangue che danza al ritmo di una ninna nanna mortale. Una musica ossessiva e un pugno di domande spaventose: cosa spinge una giovane studentessa a sprofondare in continue crisi di autolesionismo? È possibile uccidere nel nome della dea Ispirazione? Quale segreto è nascosto nel passato di quella che sembra una famiglia modello? Lullaby è una struggente melodia da cui non è possibile liberarsi, un incubo a occhi aperti, la macabra visione di un assassino prigioniero del suo stesso rituale.

 

Un lavoro intenso e ben presentato questo di Barbara Baraldi, che qui si cimenta in quella che si potrebbe definire una ballata gotica dagli effetti trascinanti. I personaggi principali vivono in circolo i rispettivi dramma familiari, coinvolgendosi loro malgrado nel turbamento psichico che la ragione non intende forzare. Nel momento in cui cominciano a verificarsi i delitti sanguinari, degni nelle descrizioni delle migliori scene horror letterarie e cinematografiche, il lettore si trova sospeso in un punto cruciale dove il possibile maniaco omicida può rivelarsi dannatamente nascosto in qualsiasi comportamento che i vari personaggi si creano attorno, e fa riflettere l’uso delle scene del delitto sotto forma di incubo che si trasforma in sogno, quello che accade potrebbe essere solo fantasia onirica.
personaggi ben delineati e descritti, con un punto a favore in più per Giada, più volte accostata dall’autrice, nell’intenzione immaginaria ovviamente, a una novella Eva Kant, non nell’uso dell’attività criminale, che poco si accosta alla ragazzina, ma sotto il profilo dell’amore per il complice che le ha catturato il cuore.
In conclusione lettura che consiglio agli appassionati del genere ma anche a chi vuole cimentarsi in una lettura più cupa ma comunque avvolgente.

Seguono le frasi che mi hanno colpito maggiormente.
-A un fiato dal vetro che mi separa dal cielo.
-Si schiarisce la voce e comincia a leggere con un tono chiaro, limpido come gli occhi grigio azzurri che la vestono eleganti, e brillano sempre come fanno i miei quando ho appena finito di piangere.
-I vecchi giù al tavolo della briscola sono rimasti immobili con le carte in mano, sicuramente dimentichi in un istante degli assi usciti che stavano tenendo a mente.
-Fuma con le spalle al muro, come dovesse sorreggere l’intero ponte e anche il treno gremito di pendolari che sfila sopra le nostre teste.
-Mi sento molto Eva Kant, vado a raggiungere il ladro che ha rubato il mio cuore.
-Mi mantengo in equilibrio fino al limite con il cielo dove il tetto è più basso.
-Il fanale che ci mostra la strada non basta per cancellare la pena che sento in fondo al cuore.
-Eva Kant nella sua tutina nera, stagliata contro un cielo pieno di interrogativi, sfida il rischio. E’ il suo mestiere.
-Me ne sono andata in silenzio. Nessun rumore devono fare le puttane quando se ne vanno dagli alberghi da due soldi, nessun rumore devono fare le bestie schiacciate….Allora me ne sono tornata a casa, sotto la pioggia, a piangere lacrime silenziose. Silenziose si, perchè le puttane non devono far rumore neanche quando piangono.
-Un orfanello solo al mondo senza una frase sorella a fargli compagnia. Come tutte le altre volte che scrivo.
-La notte ci rende uguali, fa cadere le maschere del giorno, in cui bisogna produrre, correre, rivestire cariche.

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8 pensieri riguardo “Lullaby- Barbara Baraldi (frasi e recensione)

  1. Seppur io non ami particolarmente questo genere, apprezzo enormemente le trame che fanno trapelare qualcosa di ancestrale, come se ci fosse un lato di noi che ci spaventa. E dalla tua recensione mi sembra che questo libro lasci il lettore “sospeso” tra realtà ed immaginazione, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra ciò che è amore e ciò che è odio. E più “esistenziale” di tutto ciò non vi è praticamente nulla (lasciando perdere le cose troppo sanguinarie!).

    Aspetto altre tue redenzioni da brividi 🙂

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      1. Grazie al cielo!
        Scherzi a parte, mi sento di suggerirti un libro che parla sì di storia, ma lo fa in modo divertente, ironico e sicuramente pungente! “Mai stati meglio”, di Lia Celi e Andrea Santangelo.
        Se ti incuriosisce, guarda l’intervista che ha fatto PerfectBook su Twitter – insieme a noi della community – agli autori:

        C’è da morire dal ridere, davvero! Così dovrebbero insegnare storia a scuola 😀

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