Mi sembrava di volare

La notte del 24 dicembre 1977 Charlie Chaplin moriva in Svizzera, paese in cui si era ritirato da molto tempo con l’ultima moglie Oona, all’età di 88 anni. Voglio ricordarlo oggi in questo post attraverso un breve passo della sua autobiografia, in corso di lettura in questo periodo per me, vista la mia passione per il grande attore e regista. Di lui si trovano sul blog molti post relativi ai suoi primi film in veste di Charlot e altro tra lettere e citazioni.

Toni

Avevo fatto lo strillone, il tipografo, il fabbricante di giocattoli, il soffiatore di vetro, l’usciere, ecc., ma durante queste disgressioni professionali, come Sydney, non avevo mai perso di vista il mio vero scopo, che era di diventare attore. Così, tra un impiego e l’altro, mi davo una lucidata alle scarpe, una spazzolata al vestito, mettevo un colletto pulito e facevo una capatina all’agenzia teatrale Blackmore in Bedford Street, a due passi dallo Strand. Lo feci finchè lo stato dei miei abiti m’impedì altre visite.
La prima volta che vi entrai, l’anticamera era adorna di attori d’ambo i sessi, dalle vesti inappuntabili, che stavano in piedi qua e là conversando enfaticamente tra loro. Con trepidazione mi fermai in uno degli angoli più lontani, appena dentro la porta, paralizzato dalla timidezza, cercando di nascondere il mio abito logoro e le scarpe dalle tomaie leggermente bitorzolute. Dall’ufficio interno usciva a tratti un giovane impiegato, e come un mietitore falciava l’alterigia degli attori con una frase laconica: “Niente per lei…nè per lei…nè per lei…” e l’anticamera si vuotava come una chiesa dopo la funzione. A un certo punto rimasi solo io. Quando mi vide l’impiegato chiese bruscamente, fermandosi davanti a me: “E tu che vuoi?”.
Per un attimo mi parve di essere Oliver Twist quando ne chiede ancora. “Avete parti di ragazzi?” balbettai.
“Sei stato registrato?”
Scossi il capo.
Con mia sorpresa egli mi introdusse nell’ufficio attiguo, dove mi prese nome, indirizzo e tutti i dati necessari, dicendo che se ci fossestato qualcosa in vista me lo avrebbe fatto sapere. me ne andai con la piacevole sensazione di aver compiuto un dovere. Ero anche piuttosto contento che non se ne fosse fatto nulla.
Ed ora, un mese dopo il ritorno di Sydney, ricevetti una cartolina che diceva: “Vuol essere tanto gentile da passare all’agenzia Blackmore, Bedford Street, Strand?”.
Col mio vestito nuovo fui introdotto alla presenza del signor Blackmore in persona, che era tutto sorrisi e amabilità. Il signor Blackmore, che avevo immaginato severo e onnipotente, fu di un’estrema gentilezza e mi diede un biglietto da consegnare al signor C.E. Hamilton, del quale dovevo chiedere negli uffici di Charles frohman.
Il signor Hamilton lesse il biglietto e rimase divertito e sorpreso al vedere com’ero piccolo. Naturalmente mentii sulla mia età, dicendogli che avevo quattordici anni: ne avevo dodici appena compiti. Egli mi spiegò che avrei dovuto fare la parte di Billie, il paggio di Sherlock Holmes, per una tournèe di quaranta settimane che doveva iniziare in autunno.
“Nel frattempo” disse il signor Hamilton “c’è una parte di ragazzo eccezionalmente buona in una nuova commedia, Jim, the romance of a Cockney, scritta da H.M. saintsbury, il signore che avrà il ruolo di protagonista in Sherlock Holmes durante l’imminente tournèe.” Jim sarebbe stato messo in scena a Kingston per un periodo di prova, prima della tournèe di Holmes. la paga era di due sterline e mezza alla settimana, la stessa che avrei preso per Sherlock Holmes.
benchè la somma mi sembrasse una fortuna piovuta dal cielo, non battei ciglio. “Devo consultare mio fratello sulle condizioni” dissi solennemente.
Il signor Hamilton rise e parve immensamente divertito, poi convocò nel suo ufficio tutti i collaboratori affinchè mi dessero un’occhiata. “ecco il nostro Billie! Che ve ne pare?” disse.
Rimasero tutti soddisfatti e mi bombardarono di sorrisi raggianti. Che diamine era successo? Sembrava che il mondo fosse cambiato all’improviso, che mi avesse stretto in un abbraccio affettuoso e adottato. poi il signor hamilton mi diede un biglietto per il signor Saintsbury, dicendomi di portarlo al Green Room Club di Leicester Square. Quando me ne andai, mi sembrava di volare.

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