Una strada, una città, un ciclista.
Una via, fila di automobili, stop, dare la precedenza, senso vietato, pedoni sul lato opposto. Proseguire 200 metri poi girare a destra. Il telefonino sempre in mano, per annullare la solitudine, per chattare facendo zigzag incuranti di chi procede sulla tua stessa corsia.
Trovarsi dietro un ciclista che beatamente occupa il centro della carreggiata come se fosse lui il corridore e gli automobilisti gli spettatori che gli vanno dietro per gettargli la bottiglietta d’acqua.
Indomito, sprezzante del pericolo passa pure il semaforo rosso come se avesse una corazza d’acciaio e un lasciapassare indistinguibile per arginare divieti che invece appartengono a tutti gli altri.
Caro ciclista non più della domenica ma di tutti i giorni feriali, lo so. Roma non ti offre molto di più di quella misera pista ciclabile, che oltretutto ha una direzione che non può necessariamente corrispondere alla tua. Ma roma è una città di merda, col suo bel traffico, automobilisti indisciplinati, motociclisti arroganti, SMART PASSO IO NON ROMPETE IL CAZZO .
Quindi se poi accidentalmente qualcuno ti schiaccia, in preda a questa overdose di caos, non reclamare un tuo spazio che non potrà mai esistere, finchè per strada non sarà obbligatorio andare solo a piedi, in bici o con i mezzi pubblici quando passano. Naturalmente annullando assicurazioni, bolli auto e tasse varie.

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