Fra gli ospiti c’era Jascha Heifetz, il celebre violinista. Tutti chiedevano a gran voce che Heifetz si esibisse; lui prese il violino di Chaplin e cominciò a suonare, ma rimase di sasso, e con lui tutti i presenti, quando si accorse che dalle corde non uscivano altro che disarmonie insensate.
Chaplin sorrise, tolse il violino dalle mani di Heifetz e suonò un passaggio di Bach con la mano sinistra. Tutte le corde erano montate in senso inverso.
“Capisce”, ha detto Chaplin, “Io sono una persona fatta a rovescio e sottosopra. Quando sullo schermo le volto la schiena, lei vede qualcosa che è espressivo come una faccia. Io sono principalmente un dorso”.
“New York Times Book Review and Magazine” 12 dicembre 1920

tratto dalla pagina iniziale di “L’ultimo ballo di Charlot” di Fabio Stassi
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