Quinto film di Charlie Chaplin, definito forse il più bel film che l’artista abbia realizzato. Uscito il 30 gennaio 1931, ancora una volta è un film senza sonoro, nonostante ormai da qualche anno il cinema ha sposato questa tecnica. La pellicola contiene poesia, umorismo, genialità. Film che ancora basa la sua realizzazione mostrando le avventure dell’omino Charlot che si muove tra comicità e drammaticità. Ma il sonoro in qualche modo è parte di questa pellicola, nella scena iniziale in cui le autorità si esprimono con uno starnazzare alla Paperino, nel trillo del gong ripetuto più volte nella scena dell’incontro di pugilato e anche al party in cui il vagabondo inghottisce un fischietto, che sarà il suono emesso ad ogni tentativo di esprimersi.
C’è il povero, il ricco, e la ragazza sfortunata, ma capace di innamorarsi dell’uomo che mostra interesse per lei e il suo handicap, la cecità che le impedisce una vita normale. L’omino per lei, per fare in modo che possa fare un’operazione che le consenta di riacquistare la vista farà di tutto, arrivando a finire in prigione, per un equivoco mai chiarito. Ma la sua soddisfazione nel finale, uno dei più belli mai visto nella storia del cinema, quando finalmente ritrova la sua fioraia, chiedendole “Riesci a vedere , adesso?”, è nella risposta e lo sguardo comunque innamorato della ragazza, che ha scoperto la realtà, il suo benefattore non è ricco. “Si, ora riesco a vedere”.
Da vedere assolutamente questo finale, fatto di sguardi, e di carezze che permettono alla fioraia di riconoscere nelle mani del vagabondo il proprio innamorato.


Curiosità della pellicola, la scena in cui la fioraia scambia il vagabondo Charlot per un milionario ha visto battere ben 342 ciak, la più ripetuta nella storia del cinema, visto che Chaplin non riusciva a trovare la scena giusta per descrivere questo incontro.

precedenti post:
Charlot
Quando ho cominciato ad amarmi davvero
Buon compleanno per sempre Charlie Chaplin
La febbre dell’oro
Il circo

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