TRA LO SPECCHIO E L’ANIMA

(SECONDA PARTE)

Qui la prima parte

In quegli attimi interminabili Samuel davanti a quello specchio vedeva passare una serie di ritratti di se stesso, che la fantasia forse emotivamente provata, proiettava in quello spazio che poteva essere visto come una porta magica nella sua introspezione.
Terminata questa sciarada di immagini, come fosse un trailer della sua vita, ecco apparire il candido volto del bambino balbuziente e timido che trovava difficoltà a socializzare con gli altri, gli tornava alla mente la fase della crescita, il passaggio a una condizione più agevole nell’intraprendere i rapporti con gli altri bambini.
Guardandosi negli occhi poteva rivedere le giornate passate al circolo degli scacchi, dove il padre lo aveva iscritto, sia per permettergli di proseguire la sua stessa passione che per farlo aprire al coinvolgimento con altre persone. Lui era il più piccolo tra i frequentatori del club, ma visto la passione universale che il gioco insegnava, questo non era un particolare troppo evidente.
Samuel adesso ripercorreva quel cammino, lui e davanti a se, il suo avversario, divisi da una scacchiera che rappresentava le due condizioni principali della sua vita, anche se ancora non poteva saperlo. Le caselle bianche a indicare la purezza del bambino, un segno di innocenza, mentre le caselle nere rappresentevano il lato oscuro del suo essere interiore, qualcosa che aveva sentito anche poco prima svegliandosi in quella camera di un motel in un letto con accanto una vittima.
Forse una vittima di quel lato della sua esistenza, del suo passaggio tra le caselle nere della partita a scacchi in corso, contro l’avversario più temibile, se stesso.
Quando si ha talento, qualche volta anche grazie all’aiuto ereditario, visto che il padre di Samuel era un ottimo giocatore di scacchi, si diventa fenomeni ben presto, soprattutto in età adolescienziale.
Una partita in particolare quello specchio adesso stava riflettendo, il giocatore sfidante opposto al promettente campione, lui stesso. L’immagine non mostrava il volto dello sfidante, solo le mani che si muovevano inizialmente rapide come le sue, ma procedendo lo scontro cominciavano a rallentare in vista di un maggior concentramento dovuto alla tensione in cui la partita si stava addentrando.
Pochi pezzi erano rimasti sulla scacchiera a difendere il re dei bianchi, il suo avversario, una torre, un alfiere e un pedone, la regina era stata sacrificata in una precedente azione di scacco al re da parte dei neri, proprio ad opera della regina avversaria..
Poche mosse ancora e il re nero fù spacciato dai pezzi in movimento di Samuel. La sconfitta subita fece apparire il volto nella figura che alzandosi stava per lasciare libera la sedia allo sfidante successivo. Quella volta non era andata così, quella partita a scacchi non c’era mai stata, eppure lo specchio mostrava la figura di sua sorella. Era la sorella che non aveva mai avuto, anche se per un certo periodo nei discorsi dei genitori ascoltati di nascosto, ricorreva quella fatidica parola: sorella. Per lui questi discorsi apparivano come una minaccia, come qualcosa che avrebbe cambiato la sua vita, ma non sentiva affatto una nota positiva in quell’arrivo, pur non capendo il motivo di quella sensazione. Con il passare del tempo questo pericolo si smorzo’ e solo adesso era riemerso per la prima volta nel lato buio della sua mente, riflesso in quello specchio.

dipinto di Mino Ceretti "Uomo allo specchio"
dipinto di Mino Ceretti
“Uomo allo specchio”
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