Fine delle trasmissioni

Ho deciso di chiudere con questo blog. Riparto da Instagram con una nuova pagina che si rifà a questo spazio che per più di dieci anni mi ha rappresentato. Quindi non pubblicherò più nulla, salvo restare per continuare a commentare nei blog di quelle poche persone che hanno dimostrato interesse per i miei scritti. Se qualcuno è interessato a seguire il nuovo blog, che prende nome sempre da una magica pellicola del grande Charlie Chaplin, questo è il contatto da cercare su Instagram : citylights24

La sera

Io non lo capisco questo senso di vuoto che mi scende dentro , però lo comprendo. E mi ripeto sempre dove sbaglio ma non lo so da dove partire, se poi si tratta veramente di sbagliare oppure è una condizione che non si può rimediare. La sera è un lento scendere le scale, un tramonto cala dietro un sipario e il pubblico torna a casa, qui non c’è nulla più da vedere. La sera ti porta fuori dal mondo e impedisce all’aria di circolare, il vizio è un mappamondo e io mi nascondo in un ricordo, cullando un desiderio che da troppo tempo cerca di calmarsi, ma non c’è piu tempo neanche per addormentarsi. Anche i sogni bruciano la memoria mentre la notte mi violenta ogni singola ora.

Testo di Ilaria Palomba

Io non so se è vero che l’amore non uccida, esistono amori malati, relazioni malsane e ambivalenti, in cui si ama e si odia allo stesso tempo. O forse dovremmo accordarci su cosa intendiamo con la parola amore.
La frustrazione di certo uccide, il risentimento. Perché non si riesce più a tollerare la frustrazione? Cosa ha portato l’uomo a non accettare il rifiuto? L’odio, mi domando, non è in primo luogo odio per sé stessi?
In passato mi è capitato più volte di stringere amicizie con persone che evidentemente erano interessate prevalentemente al sesso, mi sono trovata in un paio di casi a veder crescere in loro la frustrazione. Avevo amici attorno che continuavano a ripetermi: quella persona è pericolosa, liberatene quanto prima.
Una volta ho dovuto chiamare i carabinieri e sporgere denuncia per stalking, un’altra volta sono stata costretta a chiudermi in camera finché l’amico non se ne fosse andato.
Posso dire che non ero molto forte, non si è molto forti se si accettano amicizie evidentemente non disinteressate, malsane, di cui si prevedono gli esiti, e tuttavia non si riesce a sottrarsi. Forse il risentimento, l’odio, trova spazio in queste zone cave della mente, nel timore di non saper dire di no, nel bisogno di non essere soli. L’altro percepisce questo bisogno come una forma di assertività e va a manipolare quel bisogno fino al punto da raggiungere uno stato fusionale. Allora si domanderà: questa donna ha bisogno di me, perché non viene a letto con me? Si sentirà in diritto di pretendere. E, una volta rifiutato, sentirà di essere stato usato.
Stiamo parlando di due fragilità, due solitudini il più delle volte, ma dove una delle due soccombe perché incapace di vedere gli esiti del rancore dell’altro e l’altra crede di essere nel giusto perché incapace di affrontare un rifiuto.
Questa fragilità è violenta, manipolatrice e assassina, non ha nessun freno così come nessuna dignità. Com’è potuto accadere che l’uomo abbia smesso di avere dignità? Com’è potuto accadere che la donna abbia smesso di proteggersi?
Una crisi profonda nel rapporto tra i sessi sta spaccando il presente. Vorrei rintracciare le radici di questa crisi, comprendere l’incrinarsi definitivo delle relazioni.
Adesso la paura domina su tutto, non so se sia sano avere paura dell’altro. Anche la paura genera violenza. Questo stato di tensione continua ravviva il pericolo.

(Su questo testo non accetto semplici like, quindi o commenti o niente, se metti solo like vuol dire che non hai letto tutto il post quindi non ho capito cosa cerchi da me.)

Carezze

Di nascosto dalle ombre
che invadono la sera
agiti il bicchiere
colmo di un’altra preghiera.
I pensieri son cristalli
si frantumano nel vuoto
con la mente e i suoi tarli
o un vestito mai indossato.
Carezze
destinate a perdersi
da non confondersi
con promesse mai mantenute.
Non siamo più bambini
giochi da imparare
per crescere sicuri
che in amore si può sbagliare.
Carezze
miniature di sentimenti
alibi inconsistenti
per colpe da recriminare.

Emozioni

Ho il cuore a sinistra, ma non esistono regole quando il sesso non ci basta, se hai seminato per ricevere amore e non ricavare sentimenti da un corpo che non si sa più nutrire.
Non ci sono nuvole che tengono se credi di amare sul serio e poi scopri che il diamante tatuato sul seno non era per te, attimo di incertezza e il desiderio di sparire all’istante.
Tu chiamale se vuoi emozioni, ma non è un gioco di carte, amare non vuol dire bleffare, si rischia di perdere la posta in gioco se l’avversario scopre che hai nascosto l’asso.
Disegnami un gioiello prezioso sul petto come hai fatto per il tuo desiderio nascosto, trafiggimi e consegna un dolore a queste lacrime che non mi riconosco, in fondo non sono più certo di essere io allo specchio, accanto a te vedo un uomo nudo e tu distante dal pensiero di scoprirmi un giorno vecchio.
@ToniM2019

Fine estate

Stelle cadenti già lontane
spiagge svuotate di bagnanti
scendono prima anche i tramonti
solo la nostalgia ora ci appartiene.
Domani riaprono gli uffici
i negozi e poi la scuola da ricominciare
tutti in fila per i libri e i quaderni da ricomprare
rivedere i vecchi amici.
Anche il mare si ricorderà di noi
umani divertiti fra gli schizzi e i tuffi
lo sa bene che non impareremo mai
a raccogliere la plastica che dove ti trovi butti.
Un pensiero adesso va a chi come lei
questo viaggio non l’ha mai cominciato
e il sorriso si perde in un ricordo infinito
immaginandola lassù con il viso un po’ abbronzato.
@ToniM2019

Fine vacanze

Una settimana passa come un giorno, come d’estate il temporale in un lampo. E tuoni e fulmini sono sabbia da lavare via, sui nostri corpi saturi di nostalgia. Fine vacanza sono due parole impossibili da accettare, se messe insieme, producono lo stesso effetto del fuoco in un alveare e non corrispondono alla didascalia adatta per nessuna delle nostre foto.
@toni2019

Il vicino, la ragazzina e la figlia del barista (parte quinta)

Stamattina sono tutti nella piazzetta principale, dove sta anche il bar del signor Mario, colui che tutte le mattine fa il caffè al signor Antonio , il vicino di casa. La figlia del barista, Rachele, gira per la piazzetta con il vassoio dei dolcetti, mentre Chiara, la ragazzina dalle scarpe rosse, la aiuta portando da bere. L’evento è presto detto, sta per cominciare la sfida annuale, la partita a scacchi fra il campione del paese, il signor Mario, il mio vicino, contro lo sfidante che viene da lontano, una partita organizzata il giorno prima appena, mancando concorrenti in grado di cimentarsi nella mossa del cavallo e nell’arrocco della torre. Si prevede scacco matto entro dodici mosse, lo sfidante non è proprio così aitante. Nell’attesa della mossa di risposta dopo che l’alfiere ha fatto fuori l’ultimo pedone a difesa del re e la regina, da una parte sono strette mano nella mano Rachele e Chiara, si baciano di nascosto stando accorte che nessuno cerchi di loro per un altro biscotto, o un bicchiere di vino che la partita mette sete, per quello che trasmette nell’interesse del pubblico ignorante. Il vicino trionfante si reca al bancone dove il barista Mario ha stappato una bottiglia, attorno a lui la gente si congratula mentre sono abbracciate a lui la ragazzina dalle scarpe rosse e la figlia del barista. Lui con un colpo di tosse le distoglie dall’abbraccio, porge una moneta per ciascuno e le invita per la sera a guardare la luna dalla sua terrazza per la sera, così che si possano baciare e raccontarsi il loro amore, fuori da sguardi indiscreti perché in paese è difficile capire.

Fine