Segni

I segni rimasti
non lasciano scampo
siamo nati diversi
persi nel mondo
dimentichiamo i modi
spesso lasciamo al caso
come se vivere soli
sia un desiderio esaudito.

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Il vicino, la ragazzina e la figlia del barista (parte quinta)

Stamattina sono tutti nella piazzetta principale, dove sta anche il bar del signor Mario, colui che tutte le mattine fa il caffè al signor Antonio , il vicino di casa. La figlia del barista, Rachele, gira per la piazzetta con il vassoio dei dolcetti, mentre Chiara, la ragazzina dalle scarpe rosse, la aiuta portando da bere. L’evento è presto detto, sta per cominciare la sfida annuale, la partita a scacchi fra il campione del paese, il signor Mario, il mio vicino, contro lo sfidante che viene da lontano, una partita organizzata il giorno prima appena, mancando concorrenti in grado di cimentarsi nella mossa del cavallo e nell’arrocco della torre. Si prevede scacco matto entro dodici mosse, lo sfidante non è proprio così aitante. Nell’attesa della mossa di risposta dopo che l’alfiere ha fatto fuori l’ultimo pedone a difesa del re e la regina, da una parte sono strette mano nella mano Rachele e Chiara, si baciano di nascosto stando accorte che nessuno cerchi di loro per un altro biscotto, o un bicchiere di vino che la partita mette sete, per quello che trasmette nell’interesse del pubblico ignorante. Il vicino trionfante si reca al bancone dove il barista Mario ha stappato una bottiglia, attorno a lui la gente si congratula mentre sono abbracciate a lui la ragazzina dalle scarpe rosse e la figlia del barista. Lui con un colpo di tosse le distoglie dall’abbraccio, porge una moneta per ciascuno e le invita per la sera a guardare la luna dalla sua terrazza per la sera, così che si possano baciare e raccontarsi il loro amore, fuori da sguardi indiscreti perché in paese è difficile capire.

Fine

Il vicino, la ragazzina e la figlia del barista (parte quarta)

Stamattina mi sono svegliato più tardi del solito, è stata una notte di bagordi nel nostro quartiere personale. Il vicino era già rientrato dalla sua passeggiata mattutina e ora si trovava al tavolino accanto alla finestra, stava parlando con qualcuno ma non ho capito subito di chi si trattava. Quando ha detto : “Io la amo, e anche lei prova qualcosa per me”, allora ho capito. La figlia del barista stava davanti al signore con il cappello, evidentemente nella fretta di rientrare ha dimanticato di postarlo sull’appendiabiti all’ingresso. La bambina lo guardava e cercava la sua approvazione, come se lui fosse il benefattore delle storie d’amore. Fu in quel momento che dal cortile si udì il suono del campanello della bicicletta del figlio del calzolaio, aveva da consegnare le scarpe risuolate al proprietario della casa. Davanti alla porta gli sguardi si incrociarono, la figlia del barista arrossì al suo sorriso, poco dopo spiegò che quel bacetto dalla ragazzina dalle scarpe rosse era un ringraziamento per un favore che le aveva fatto, una piccola verniciatura ad una delle scarpe rosse nuove che lei aveva danneggiato. Il figlio del calzolaio assicurò la bambina che il suo amore era corrisposto, e l’amichetta la stava aspettando nel rifugio segreto all’ingresso del bosco.

Il vicino, la ragazzina e la figlia del barista(terza parte)

Stamattina il bar è chiuso e anche l’edicola dei giornali osserva un turno di riposo, dovuto alla festa di ieri, quando il mio vicino è salito sull’auto della figlia per andar a passare il ferragosto con la famiglia.
Sento bussare alla porta, distratto dalla visione del vicino ancora in pigiama non ho visto arrivare dal cortile la figlia del barista. L’amichetta della ragazzina con le scarpe rosse è da sola, tiene in mano una busta di carta e una bottiglietta.
Il vicino ancora mezzo addormentato ha aperto alla dolce creatura un po’ sorpreso, perché si aspettava la ragazzina con il fiore.
La figlia del barista saluta e annuncia di aver portato del caffè e una pastarella, di quelle buone che fa nel forno il papà pasticcere all’occorrenza. Il caffè è fatto in casa con la moka per via della chiusura del locale, il vicino apprezza e prende dal primo cassetto del mobile accanto alla porta due monete, le porge nella mano della bambina e la invita a dividere il bottino con la ragazzina dalle scarpe rosse, ma questa quasi come fosse un capriccio arriva di corsa e toglie dalla mano dell’amichetta le monete. La figlia del barista aveva rubato il caffè e la pastarella alla ragazzina dalle scarpe rosse, quando l’aveva vista poco prima dare un bacetto al figlio del calzolaio.

Il vicino, la ragazzina e la figlia del barista (seconda parte)

qui la prima parte

Stamane un bel sole accompagna l’apertura delle persiane, è mattina presto e gli animali della fauna curano il loro ambiente con versi e pulizia dell’habitat. Il vicino, anche lui da poco sveglio, sta per indossare il cappello pronto per uscire ma ecco un lieve bussare sul portone sta a indicare una visita inaspettata. Tornando alla finestra vedo seminascosta da un albero in fiore la ragazzina dalle scarpe rosse, ella aspetta paziente sull’uscio della porta che il signore con il cappello le venga ad aprire, mentre poco più in là al limitare del giardino all’altezza del cancelletto sempre aperto, la figlia del barista aspetta la sua amica prossima ad entrare. Un timido saluto strappa un sorriso al simpatico vicino, mentre da una mano la ragazzina porge un fiore, appena raccolto dal prato dinanzi la chiesa, si affretta a dire. Questo è un ringraziamento per la moneta avuta in regalo ieri. Il tempo di vedere quel fiore piantato in un bicchiere con dell’acqua, affinché possa bere, e via di corsa verso la bambina che aspetta nel giardino, per correre insieme a giocare con il figlio del ciabattino, che porta sempre scarpe riparate e gli occhiali per vedere da vicino.

Il vicino, la ragazzina e la figlia del barista.

Ogni volta che fuori sento camminare mi accorgo di non essere solo, mentre il fumo che proviene dalle finestre del vicino indica che il tempo presto cambierà. Domani uscirà presto come al solito, metterà il cappello e quando passerà davanti al bar qualcuno gli offrirà il caffè. La ragazzina che lo guarda ogni volta incuriosita da quel cappello indossato per abitudine piuttosto che per necessità, gli mostra le sue scarpe nuove rosse, il colore lo ha scelto lei insieme alla figlia del barista, la sua amica del cuore, ha un diverso colore della pelle ma quando la miscela produce il succo nella tazzina si rende conto che la sua vita non nasce dalla caffeina. Il vicino si allontana dal bancone ma non resiste e si ferma sulla porta, chiama la ragazzina dalle scarpe rosse e le porge nella mano una moneta, lei chiude il pugno e lo saluta mentre la figlia del barista guarda la scena da lontano tenendo il suo bambolotto per mano. Ogni volta che fuori sento camminare riconosco la scena dai passi e immagino questi personaggi divertirsi come pazzi, a inventare un’altra scena per domani magari al parco sull’altalena, e chi vola più in alto con una spinta sola vince il premio di una vita vera.
©ToniM2019

San Lorenzo

Esprimi un desiderio, che sia solo tuo, che non sia un treno in viaggio contro il tempo. Un desiderio… Ecco, quello che in fondo dentro sentiamo.

Il mio angolo

Taci,
spegni la voce
che le stelle non parlano
se ti sentono sveglio.

Basteranno due dita
a sfumar le deboli fiamme
di candele ormai stanche.

Fa che solo le stelle
ti bisbiglino dentro.
su ricci di luce

© Patrizia.M.

cielo stellato

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Natura morta

È un gioco
non ci credo
vedo un fuoco
un uomo nudo
forse è innamorato
fatico a percepirlo
magari ubriacato
chi può dirlo.
Mi guardo dentro
come natura morta respiro
per questo vivo contro
per risolvere il mistero.
Mi guardo e sputo
il seme del frutto
è un sesso come pirati
a vele spiegate naviga
tra corpi sbagliati
mentre fuori si giudica
non per gli errori compresi
ma per i sogni da illusi.
©ToniM2019

Un sorriso

Ho trovato un sorriso sul cuscino
l’ho respirato…
sapeva di vita.

Eri tu
nel riflesso del sogno.
tu che come allora, ci sei
tu che mi riprendi quando mi perdo
e mi ricordi che sono sempre io

che quando rido o piango
quando sto bene o sto male
sono sempre
per te
una persona speciale

Come allora mi hai avvolto in un abbraccio
mi hai preso le mani
ripetendo in un’eco
-Ti prego, non cambiare
sii ancora una persona speciale
fa che ancora io ti possa curare-

S’è fatto calmo il respiro
hai sciolto l’abbraccio
-Devo andare
ma tu…continua ad ascoltare.

Testo ©Patrizia M. Il mio angolo

Il tempo

Quanto dura una settimana?
Ed è la stessa durata oppure se manchi il tempo ha un diverso volere di trascorrere? Forse, prendendo i giorni uno per uno i conti non tornano più, eppure le ore sono le stesse sia che spenda il sole o che piove e devi prendere l’ombrello. E poi c’è il tempo perso, che non potrai più riscattare eppure è passato nel medesimo numero di ore di quando si sta insieme, si mangia, si parla, si beve, si guarda l’orologio : è già ora di andare.
Quanto è durata questa settimana, sempre troppo o troppo poco, a seconda di quello che si vuole contare. Il tempo che è già trascorso senza di te o quello che ci dobbiamo aspettare dopo.